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Vicenza Libera: ora arriva il bello!!
capannone | 20 Aprile, 2008 15:10
Più di tremila voti di lista e una percentuale vicina al 5 per cento; Vicenza Libera – No Dal Molin, la lista nata dall’esperienza del movimento No Dal Molin, è la quarta lista cittadina ed entra in Consiglio Comunale; all’opposizione, s’intende: perché l’apparentamento era già stato escluso in tempi non sospetti, quando, all’inizio di marzo, la lista si era presentata alla città.

Sono state tre settimane intense quelle che hanno preceduto il voto; ma il bello – e il difficile – deve ancora arrivare; perché Vicenza Libera – No Dal Molin è una lista fuori dal comune, come recitavano i manifesti, nata dopo settimane di discussione in Presidio Permanente con l’obiettivo di mettere un granello di sabbia negli ingranaggi dei processi di delega e costruire nuovi strumenti di partecipazione e condivisione.

Portare la piazza in Sala Bernarda, portare il Consiglio comunale in Piazza: è questa la sfida che Vicenza Libera – No Dal Molin si è posta; il primo passo è stato fatto: far entrare in consiglio comunale le donne e gli uomini che vogliono vivere attivamente la propria città, difendendo la terra, i beni comuni, la partecipazione. Non una persona o un rappresentante, ma una collettività, perché chi ha posto la croce sul simbolo di Vicenza Libera ha scelto di non delegare a nessuno il futuro della città berica, ma di condividere un percorso di sperimentazione e confronto.

Un percorso, non un programma: perché se l’obiettivo è costruire nuovi strumenti di partecipazione non possono esserci soluzioni preconfezionate. Ora, dicevamo, arriva il bello: perché, passate le elezioni, si apre il tempo di costruire quel puzzle che, insieme, abbiamo abbozzato durante la campagna elettorale. E sarà, questo, un lavoro lungo e incerto, perché la democrazia non è data mai una volta per tutte, ma si costruisce e cresce nella quotidianità. Ecco perché ci piace il termine sperimentare; perché non abbiamo soluzioni predeterminate da imporre, ma vogliamo provare, giorno dopo giorno, a costruire collettivamente forme decisionali decentrate e orizzontali; e lo vogliamo fare con tutti coloro che vogliono vivere attivamente la propria città.

Un po’ troppo poco per chi si è presentato alle elezioni? Noi lo avevamo detto di essere una lista fuori dal comune. Non ci interessa scimmiottare chi, in questi anni, ha prodotto danni attraverso l’imposizione e l’incapacità di ascoltare la voce dei cittadini: non vogliamo partecipare al gioco, vogliamo cambiare le regole del gioco. Ora abbiamo uno strumento in più per superare la crisi della rappresentanza ed opporci alla militarizzazione della città.  #
V per Vultaggio
capannone | 25 Marzo, 2008 16:27

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www.vicenzalibera.it

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Incidente all'oledotto: disastro militare!!
capannone | 17 Marzo, 2008 17:29

Lunedì 10 marzo alle 7 di mattina si rompe a Cavazzale a causa di una crepa l'oleodotto militare americano, che trasporta il cherosene (carburante per aerei) da La Spezia ad Aviano. Inspiegabilmente la procedura per tamponare il guasto parte con ore di ritardo, la popolazione non viene avvisata, solo alle 19 attraverso la stampa viene data notizia. Nel frattempo litri su litri di cherosene si propagano nel terreno e vanno a confluire prima nell'Astichello e poi nel Bacchiglione. L'odore insopportabile di nafta si percepisce in tutta la città fino a Debba. Una vergogna!!! Questa vicenda ha dell'incredibile. Incredibile è quello che è successo, che un'opera militare si possa rompere così facilmente e i sistemi di sicurezza dove sono? Incredibile che se ne siano accorti con enorme ritardo, ma la manuntezione e programmi di pronto intervento esistono? Incredibile che la notizia non sia stata diffusa immediatamente, ma dove è andata a finire la trasparenza nei confronti dei cittadini? Incredibile che la stampa nazionale non ne abbia parlato, che quella locale abbia minimizzato e che la responsabilità americana è come se non ci fosse... Incredibile che nessuno dei politicanti locali non abbia detto nulla sulla vicenda, Incredibile che gli americani non abbiano detto nulla, nemmeno scusa alla città. Incredibile che probabilmente i danni li pagherà l'aeronautica militare, quindi noi... Martedì 500 persone alla sera hanno sfilato in corteo, partendo dalla prefettura, sono andate fino a Ponte degli Angeli, dove passa il Bacchiglione, poi si sono dirette verso casa di Hullweck, ma al Patronato hanno trovato un cordone invalicabile di polizia. Venerdì gli studenti sono scesi in piazza. Sabato mattina il presidio ha presentato la sua lista alle comunali davanti alla stazione di pompaggio dell'oleodotto di Polegge. Poi nessun altro ha fatto qualcosa. I giornali stanno già facendo dimenticare questa vicenda. Dei danni futuri però nessuno dice nulla. A Cavazzale c'è la falda acquifera, l'acqua è stata contaminata? e l'acqua con cui verranno irrigati i campi? Il terreno? A tutte queste domande vanno date delle risposte immediatamente!!!

DOVE E' FINITO IL CHEROSENE? 

Miracolo a Vicenza: decine di ettolitri di cherosene sono fuoriusciti dall’oleodotto militare che collega Livorno ad Aviano inzuppando i terreni di ricarica della falda acquifera e finendo nei fiumi Astichello e Bacchiglione, ma secondo le istituzioni locali non ci sarebbe traccia di inquinamento.

Che sia intervenuta la Madonna di Monte Berico a risparmiare i vicentini dal disastro naturale? Forse, più realisticamente, il cherosene che ha viaggiato per chilometri lungo i fiumi – visto che gli sbarramenti sono stati predisposti fino alla riviera berica – è stato assorbito dai terreni che li circondano, è filtrato fino alla falda acquifera, ha inquinato i campi agricoli e avvelenato la fauna locale.

Non risulta, del resto, che il cherosene possa scomparire nel nulla; alcuni vorrebbero far diventare un disastro naturale un semplice fatto di cronaca senza conseguenze per il territorio e la salute degli abitanti: ancora una volta si gioca sulla pelle dei vicentini, nascondendo la verità e facendo disinformazione.

Pochi giorni fa l’incidente all’oleodotto; chi può assicurare ai vicentini che incidenti simili non possano avvenire nelle tante installazioni militari presenti nel territorio? Se il commissario Costa può escludere in assoluto un incidente alle strutture militari lo metta nero su bianco: è ora che ognuno si assuma le proprie responsabilità.

Presidio Permanente, Vicenza, 14 marzo 2008

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Vicenza Libera: presentata la lista!
capannone | 15 Marzo, 2008 17:48
Vicenza Libera dai disastri naturali; Vicenza libera dalla cementificazione; Vicenza libera dalle servitù militari; Vicenza libera da coloro che vogliono svenderla; Vicenza libera di poter costruire da se il proprio futuro.

E’ stata presentata questa mattina con una conferenza stampa la lista civica “Vicenza Libera” che parteciperà alle elezioni amministrative del capoluogo berico; l’incontro con i giornalisti è avvenuto in un luogo simbolo della lotta dei No Dal Molin: la stazione di pompaggio dell’oleodotto militare La Spezia – Aviano dal quale, pochi giorni fa, sono fuoriusciti decine di ettolitri di cherosene che hanno inquinato il terreno di ricarica della falda acquifera e i fiumi Astichello e Bacchiglione.

Una lista di donne e uomini che, da oltre un anno, dedicano la propria quotidianità a difendere Vicenza dalla militarizzazione; una lista che si pone l’obiettivo di rompere gli schemi, superando la delega per costruire partecipazione. Una lista, dunque, che non è un fine, bensì uno strumento per sperimentare pratiche di autogestione e autogoverno del territorio. Perché la crisi della rappresentanza non si supera con slogan e promesse, ma costruendo nuovi spazi di democrazia: quegli spazi che, a Vicenza, sono sempre mancati.

Candidata a Sindaco sarà Cinzia Bottene; in lista donne e uomini di ogni età e con le più diverse esperienze personali alle proprie spalle.

Di seguito l’elenco dei candidati.


Presidio Permanente, Vicenza, 15 marzo 2008


Bejato Luciana
Berton Annamaria
Bortolotto Stefano
Cattaneo Paolo
Copiello Martina
Cunico Antonella
Dal Lago Giuseppina detta Pina
Dal Martello Nicoletta
Faggi Anna Maria
Filippi Ersilia
Foralosso Flavio
Francesca Diletta
Franzon Luigi
Ganzer Anna
Garzotto Lorena
Gheller Enrico Livio
Lanaro Guido
Lora Alessandro
Lupo Claudio
Marchesini Enrico
Messina Eufrosine
Palma Marco
Paluello Barbara
Pavin Giorgio
Pegoraro Ruggero
Pigato Francesca
Pretto Cristiano
Rigobello Antonio
Rigon Luca
Rivellino Emanuele
Ronconi Michele
Saccardo Elena
Sartor Giorgio
Schenato Danilo
Silvestri Franca
Tadiello Zoraide Paola
Vultaggio Martina Veronica Hellas
Zanchetta Antonio Luigi
Zecchetto Marta
Zocche Aquilino detto Lino  #
Contestare Veltroni? Si può fare!!
capannone | 11 Marzo, 2008 17:42

Questa mattina Veltroni è venuto a Vicenza per la sua campagna elettorale. Non è stata una visita tranquilla tra ali di sostenitori festanti. Oltre ai soliti fans di Veltroni, ce n'era un gruppetto un po' particolare: i Panzer Divisionen venuti a chiedere a Veltroni più cherosene, il Dal Molin, MA ANCHE una base militare della marina al lago di Fimon e più guerra, perchè a Vicenza non ci accontentiamo della Ederle, del Dal Molin, della Pluto e della Fontega. I Panzer Divisionen non sono stati fatti entrare all'auditorium Cannetti nonostante fossero vestiti bene e volessero ricordare a Walter che "un altro disastro ambientale si può fare". Veltroni ha pensato bene, quando è arrivato, di correre dentro subito al Cannetti senza nemmeno salutare i fans. I Panzer Divisionen non si sono persi d'animo e hanno aspettato con pazienza l'uscita del loro idolo. In Piazza Matteotti era parcheggiato il pullman di Veltroni, MA ANCHE un altro pullman pubblicitario. C'erano un po' di fans veltroniani, MA ANCHE tanta polizia. Verso le 11.15 si intravede uscire dal teatro olimpico una folla di giornalisti, vuol dire che c'è anche Walter. Mentre i fans ultracinquantenni di Veltroni si preparavano a festeggiare il suo passaggio, due persone del presidio, facendosi beffa del servizio di sicurezza, riescono a salire sul pullman di Veltroni. Non solo sono saliti, MA ANCHE si sono seduti attendendo l'arrivo del leader del Pd per avere un incontro. Invece di Walter salgono sul pullman carabinieri e poliziotti in borghese che con le maniere forti e la violenza portano fuori di peso i due manifestanti. Non è vero come stanno gestendo i media, che non sono riusciti a salire sul pullman, sono saliti eccome rimanendoci alcuni minuti. Uno dei due c'ha rimesso la giacca, strappata dalle forze dell'ordine. Alla richiesta di "liberare" il manifestante trattenuto, la polizia ha risposto con spintoni, calci e pugni, allontanando i manifestanti. Poi ci si è messi davanti alla macchina della Digos per impedire che il manifestante fosse portato in questura e anche qui spintoni e strattonamenti. Ecco ancora una volta la dimostrazione della concezione del Pd di democrazia: botte e una persona portata in questura. Ci siamo immediatamente recati tutti fuori dalla Questura per richiedere il rilascio immediato e dopo circa un'ora il manifestante è stato rilasciato. La giornata  non è conclusa qui: tutti alle 20.30 in prefettura contro il disastro ambientale dell'oleodotto.

Di seguito il comunicato del Presidio a commento della contestazione a Veltroni... 

“Una nuova base navale al lago di Fimon? Si può fare”. “Un nuovo oleodotto militare? Si può fare”. “Un nuovo disastro ambientale? Si può fare”. Sono alcune delle frasi esposte questa mattina a Vicenza dai cittadini che hanno contestato Walter Veltroni, in visita nella città berica.

Pochi giorni fa, in un’intervista, il candidato alla Presidenza del Consiglio aveva ribadito la posizione del PD: la nuova base Usa a Vicenza si farà. Affermazioni smentite da un incontro avvenuto oggi tra alcuni rappresentanti del presidio permanente con una consigliere dello stesso Veltroni. Giochi di parole, panegirici, zone d’ombra, lontananza dalle istanze della cittadinanza, sono stati solo alcuni degli atteggiamenti assunti dal Partito Democratico e dai suoi rappresentanti.

Un nutrito gruppo di cittadini si è incaricato di ricordargli la posizione dei vicentini, usando l’ironia per smascherare gli spot elettorali infarciti di concetti come democrazia e partecipazione.

Intanto due manifestanti sono riusciti ad entrare nel pullman che accompagna Veltroni nel suo tour e a sedersi in attesa di essere ascoltati dal candidato. Sedersi nel pullman del Candidato alla Presidenza del Consiglio: si può fare? Evidentemente no, dato che i due manifestanti sono stati condotti fuori dalla “cosa verde” a quattro ruote in malo modo. La partenza è stata infatti ritardata finché le forze dell’ordine hanno espulso i due, sottraendo poi con la forza alla folla un attivista e
mettendolo in stato di fermo. La manifestazione si è quindi trasferita ai cancelli della Questura, da cui il fermato è uscito dopo circa un’ora accolto dai manifestanti.

Veltroni ha fatto la sua scelta: eludere la questione, difendere gli interessi militari statunitensi e i profitti economici di quegli imprenditori – capeggiati dal candidato Calearo – che sperano di fare qualche affare sulle spalle dei vicentini. Una scelta che, però, Vicenza non accetta: la nuova base al Dal Molin non si farà.
Vicenza libera dalle servitù militari e da quanti vogliono imporle un progetto devastante e pericoloso.

Vicenza, 11 marzo 2008

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I No Dal Molin alle amministrative
capannone | 10 Marzo, 2008 17:25

Rompere i meccanismi della rappresentanza; sostituire la delega con la partecipazione diretta; costruire forme di condivisione che evidenzino l’ipocrisia degli spot elettorali. Una lista di donne e uomini per aprire un nuovo percorso politico di partecipazione: sarà questa la presenza all’interno della campagna elettorale di coloro che a Vicenza hanno scelto la mobilitazione contro l’imposizione.

Una lista che non è un fine, bensì un mezzo: non corriamo per conquistare il Palazzo, ma per sperimentare forme altre di autogoverno e autogestione. In queste settimane, per descriverci il percorso che abbiamo fatto, abbiamo usato la metafora della chiocciola: lenti, ma sempre in movimento; riflessivi, ma con un grande bagaglio di esperienze, sensibilità, diversità che ci portiamo sempre sulle spalle.

Abbiamo discusso in modo permanente, trovandoci la sera e riconvocandoci il giorno successivo; abbiamo ascoltato cosa aveva da dirci Vicenza, senza costruire eventi mediatici ma sfruttando i gazebo della raccolta firme: perché ascoltare è diverso dal fare propaganda. Ci siamo chiesti che significato ha la crisi della rappresentanza, come dovrebbe comportarsi un consigliere comunale, quali contenuti dovrebbe avere un programma.

Ne abbiamo concluso che un programma non è un testo, ma un percorso; che la crisi della rappresentanza nasce dai processi di delega; che un consigliere comunale dovrebbe essere al servizio di molti e non in rappresentanza di alcuni. Abbiamo deciso di metterci in gioco ancora una volta, dicendoci che abbiamo ancora tanto da imparare, una lunga strada da fare. Vogliamo provare a costruire collettivamente pratiche di gestione collettive della nostra comunità; la nostra non sarà una lista di persone, ma un intreccio di pensieri.

Abbiamo saputo dar vita al Presidio Permanente, spazio di diversità e confronto, ma soprattutto di partecipazione; abbiamo dimostrato che condividere è possibile: ora portiamo la nostra sfida nel campo di coloro che più ci sono lontani. Vogliamo mettere in discussione il monopolio del potere decisionale fondato sulla delega: perché partecipare non solo è democrazia, ma è anche vita.

Presidio Permanente, Vicenza, 6 marzo 2008

di seguito un articolo del Manifesto del 12 marzo

No Dal Molin in campo per «Vicenza libera»
 
Discussioni durate notti intere, giornate passate a confrontarsi con la città. Poi la decisione: le elezioni comunali non possono essere ignorate. E il movimento contro la base militare Usa si candida. Con una lista e un simbolo. Per una politica nuova
 
Orsola Casagrande
Vicenza

È stato un dibattito lungo, a tratti difficile, decisamente molto partecipato. Riunioni accanto al fuoco, anche fino a tarda notte. Al presidio permanente no Dal Molin da due mesi si discute delle prossime elezioni comunali. «Un evento - dice Marco - che attraversa la città, che riguarda la città, con il quale piaccia o non piaccia bisognava rapportarsi, misurarsi». E scegliere. Decidere se stare dentro o stare fuori. Se ignorare l'evento (ma l'ipotesi è stata scartata fin da subito) o se invece ragionare (e questa è stata alla fine l'idea prevalente) su come affrontarlo. Dicendo la propria, ascoltando e facendosi ascoltare, mantenendo indipendenza e autonomia, .
Alla fine una decisione è stata presa: il presidio no Dal Molin parteciperà alle elezioni comunali con una propria lista, un proprio simbolo, un proprio candidato sindaco. La lista si chiamerà «Vicenza libera» e più eloquente di così non poteva essere. Il dibattito però non è concluso. Anzi, è soltanto all'inizio. E dal presidio viene rilanciato al movimento in tutta Italia. Perché il nodo da sciogliere rimane quello di come stare nelle istituzioni pur rifiutando il principio della delega. Non un percorso facile, ma certamente un percorso che si vuole condiviso. Se ci saranno consiglieri eletti non saranno portavoce e nemmeno «delegati», saranno piuttosto uno strumento in più per la comunità. In altre parole i candidati del presidio non chiederanno una delega ai cittadini, ma si metteranno a disposizione dei cittadini, non tanto e non solo per portare in consiglio comunale le eventuali istanze, gli input provenienti dall'esterno. L'obiettivo è quello di continuare a lavorare insieme. Chi sta dentro cercherà di capire come far avanzare le istanze che provengono dall'esterno, di quali strumenti si potrà dotare il fuori.
«E' chiaro - dice Marco - che il dibattito rischiava e continua a rischiare di essere appiattito su schemi tradizionali, lista sì o lista no, il movimento che entra nelle istituzioni e quindi perde o rinuncia a qualcosa. Inizialmente - continua Marco - anche nelle nostre riunioni si affrontava la questione con lenti antiche. Ma più il tempo passava, più si facevano assemblee, più si è cominciato a capire che bisognava fare un salto in avanti, uscendo dalle vecchie logiche per traslare invece le nostre pratiche anche all'interno delle istituzioni». Assemblea dopo assemblea, intervento dopo intervento, sempre più si è fatta strada la consapevolezza che in gioco non c'era la «verginità» del movimento. Più che altro si trattava di capire se «le elezioni comunali potevano essere usate come opportunità, come occasione. Una sfida certamente - sottolinea Marco - ma vogliamo provare a scardinare e modificare i meccanismi della rappresentanza tradizionale che è in crisi». Provare a rompere, dunque, un meccanismo per portare anche all'interno delle istituzioni le pratiche che hanno attraversato e caratterizzato il movimento no dal Molin, e non solo quello. Il tentativo allora è quello di provare un percorso, sperimentare. Per dimostrare che la delega non è l'unica soluzione possibile. Anzi, l'ambizione è proprio quella di far vedere che la comunità può lavorare nelle e con le istituzioni senza soluzione di continuità, un osmotico scambio. Dove non c'è distinzione tra il «dentro» e il «fuori». Lo ricorda Francesco, «l'esperienza dell'Altro Comune per noi è importante. Non sappiamo ancora bene come renderla pratica in un'arena politica già costituita, ma ci proveremo». Perché lo scopo è quello di «rompere un perimetro, usare il terminale comune come strumento di lotta».
E' chiaro che la strada è tutta in salita. Altri movimenti, in altre parti d'Italia (pensiamo al capofila delle lotte in corso, il popolo no Tav), hanno fatto scelte diverse. E a questi movimenti i no Dal Molin si rivolgono per aprire un dibattito, chiedono di confrontare pareri, opinioni. Collaborazione anche nell'elaborazione di un percorso che è ancora tutto da scrivere. Qualche idea c'è già. Per esempio, tanto per provare a tradurre in pratica i molti interventi «teorici» delle assemblee: se un quartiere vuole una pista ciclabile, l'idea dei no Dal Molin è quella non di chiedere all'eventuale consigliere di fare pressioni in consiglio per realizzarla. Armato di vernice gialla e pennello, il consigliere, con i cittadini andrà a dipingersela quella pista ciclabile. Le assemblee sono state davvero molto partecipate, a testimonianza di quanto comunque questo tema delle elezioni comunali sia sentito. Il presidio a un certo punto si è fatto «assemblea permanente» proprio per fare in modo che tutti potessero esprimersi. C'erano anche trenta interventi a serata. Giorno dopo giorno, sera dopo sera «ci siamo riuniti in piccoli gruppi per ragionare, discutere, elaborare». Adesso si è entrati nella fase operativa, da una parte c'è la preparazione delle liste e dall'altra l'elaborazione del percorso da seguire. E poiché ascoltare è il tratto distintivo della «piazza presidio», in questi giorni in cui con trenta gazebo sparsi per la città si raccoglievano le firme di solidarietà con i «presidianti» denunciati per l'occupazione della prefettura, si è chiacchierato e chiesto pareri con le migliaia di cittadini che passavano e si fermavano a esprimere la loro solidarietà. E' stato distribuito anche un questionario per capire come la città percepisce il presidio e l'eventualità di un ingresso in consiglio comunale. Sono tornati alla base ben tremila questionari compilati. Tanto per dire, alle primarie per il partito democratico hanno votato circa tremila persone. La maggioranza degli interpellati vede con favore un impegno del presidio anche in comune. «Abbiamo voluto - dice Cinzia Bottene - interpellare la città, perché decidere insieme è stato sempre il nostro modo di fare politica. E' un modo faticoso - insiste Bottene - ma affascinante. Vogliamo portare il nostro contributo anche all'interno delle istituzioni, diventando strumento per i cittadini che hanno seguito il nostro approccio: oltre alla critica bisogna anche saper costruire. Questa è la sfida che ci troviamo di fronte».

 

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Dopo le 6178 firme No Dal Molin il Comune vuole sgomberare...
capannone | 26 Febbraio, 2008 15:24

Sabato scorso la raccolta fime nei gazebi No Dal Molin è stato un successone. L'obiettivo 1000 firme è stato raggiunto sestuplicato!!! 6178 firme in un solo giorno, code ai banchetti per firmare, gente che vuole informarsi, gente che non devi nemmeno fermare e chiedere di firmare, perchè vengono diretti ai gazebi. Piazza Matteotti nel pomeriggio ha visto la nostra presenza e abbiamo caratterizzato il banchetto con la musica, i video, gli striscioni, e anche da noi hanno firmato in tanti. Un gran successo e soprattutto una grande risposta agli attacchi della procura vicentina di questi giorni a dimostrazione che il presidio non è isolato, non rappresenta un gruppetto di estremisti, ma è ben inserito nel tessuto sociale della città. 

Con un grande atto di coraggio e di apertura della campagna elettorale nell'ultimo giorno del suo temporaneo mandato da Sindaco Sorrentino ha firmato l'ordinanza di sgombero del presidio, usando come al solito pretesti burocratici legati a presunti abusi edilizi per in realtà lanciare l'ennesimo attacco al presidio e a questa esperienza di democrazia.

LA DEMOCRAZIA NON SI DEMOLISCE 

E’ singolare che la Giunta comunale presenti l’ordinanza di sgombero e demolizione al Presidio Permanente nel giorno in cui lascia Palazzo Trissino; Sorrentino, che avrebbe voluto continuare a mangiare astici sulle spalle dei vicentini, era nero d’invidia: lui se ne va, mentre il Presidio resta.
Una Giunta sola e isolata chiede la demolizione di uno spazio nel quale, la stessa mattina, sono state presentate le 6178 firme raccolte nel solo giorno di sabato 23 febbraio a sostegno delle iniziative del Presidio Permanente: da una parte la tristezza e la solitudine, dall’altra la partecipazione e la democrazia.
La destra vicentina apre la campagna elettorale nel modo che più gli si addice: puntando l’indice contro un luogo di democrazia e partecipazione che, in questi mesi, è diventato la casa di quanti vogliono difendere Vicenza dalla militarizzazione e dalla devastazione ambientale. Un atto sciocco, perché tutti sanno che il Presidio Permanente non sarà demolito né spostato di un millimetro fino a quando il movimento che lo ha eletto a simbolo non avrà raggiunto il proprio obiettivo: quello di impedire la realizzazione della nuova base militare statunitense.
Un atto di arroganza, per compiacere ancora una volta l’armata a stelle e strisce, messo in pratica nell’ultimo giorno di amministrazione della Giunta; e, del resto, chi ha svenduto Vicenza tradendo la volontà popolare non poteva che tirare il sasso e togliere la mano.
La Giunta se ne è andata, ma il Presidio Permanente è ben saldo a Ponte Marchese; le bandiere del No Dal Molin che continuano a sventolare sopra ai tendoni dove ogni settimana si riuniscono centinaia di persone sono la miglior risposta a chi vorrebbe demolire la democrazia per permettere la costruzione di una nuova base di guerra.

Presidio Permanente, Vicenza, 26 febbraio 2008

 

 

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sabato gazebo in Piazza Matteotti
capannone | 21 Febbraio, 2008 23:48

Sabato 23 febbraio il presidio permanente No Dal Molin ha lanciato un'iniziativa che vedrà la presenza di oltre 30 gazebi tra la città e alcuni paesi della provincia per raccogliere firme da una parte in solidarietà con chi in questi giorni ha ricevuto gli avvisi di garanzia per l'occupazione della Prefettura, ma soprattutto dall'altra per rivendicare tutti il percorso portato avanti dal presidio in questi mesi. Le varie manifestazioni ed iniziative le hanno fatti tutti, idealmente la Prefettura non è stata occupata solo da 24 persone, ma da tutti, perchè era un'azione condivisa e collettiva. L'obiettivo è raccogliere 1000 firme per dire che tutti siamo colpevoli di difendere questa città. Noi del Capannone saremo presenti in Piazza Matteotti e gestiremo il gazebo per tutta la giornata. Siccome si tratta di un'iniziativa di rivendicazione del percorso del presidio, noi lo caraterizzeremo portando l'esperienza della caserma No War. Invitiamo tutti quindi soprattutto nel pomeriggio a passare in Piazza Matteotti e rimanere un po' con noi.

Decine di banchetti a Vicenza e in provincia per raccogliere, nella giornata di sabato 23 febbraio, almeno mille firme in sostegno alle iniziative del movimento No Dal Molin e in solidarietà con le donne del Presidio Permanente raggiunte da avvisi di garanzia.

Il prossimo sabato Vicenza sarà disseminata di gazebo con le bandiere del movimento che si batte contro la nuova base Usa; un’occasione per sostenere coloro che, con le azioni contro la realizzazione della nuova base militare, hanno messo in gioco la propria quotidianità; ma anche un momento per incontrarsi, scambiarsi opinioni, ragionare sul futuro del movimento che si pone l’obiettivo di impedire la militarizzazione di Vicenza.

«Se il reato è sognare un mondo migliore e difendere la nostra città, anche io sono colpevole»: questo il concetto conclusivo della petizione che sarà presentata nei prossimi giorni durante una conferenza stampa.

L’”operazione mille firme”, dunque, è la prossima iniziativa di un movimento che, da un anno a questa parte, non passa una settimana senza costruire assemblee, manifestazioni ed iniziative; un movimento che non si fermerà fino a quando non avrà raggiunto il proprio obiettivo: impedire la realizzazione della nuova base Usa; se qualcuno pensava che gli avvisi di garanzia avrebbero potuto fermare i vicentini, si sbagliava di grosso: la fiaccolata della scorsa settimana, con circa 1.500 presenze, ne è la più chiara dimostrazione.



Presidio Permanente, Vicenza, 19 febbraio 2008
 

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La protesta è costata 300 denunce
capannone | 22 Gennaio, 2008 11:28

Dal Giornale di Vicenza 22/01/08 

IL CASO DAL MOLIN. Un anno e mezzo di occupazioni, blocchi e iniziative simboliche del fronte del No: la Digos ha individuato numerosi reati e responsabili

La protesta è costata 300 denunce

di Diego Neri

In poco meno un anno e mezzo di proteste il fronte del No Dal Molin ha collezionato finora quasi 300 denunce. È il dato che emerge dai rapporti che la Digos ha in questi mesi inviato in procura segnalando, persona per persona, i reati ipotizzati. Si va dalla manifestazione non autorizzata all’invasione di edificio, dall’occupazione abusiva al danneggiamento, passando per la resistenza a pubblico ufficiale. Oltre alle singole identificazioni, la questura ha anche segnalato alcuni episodi di gruppo, come l’invasione dei binari il 16 gennaio 2007, la sera del cosiddetto Editto di Prodi, o il danneggiamento compiuto dai writers durante il corteo del 15 dicembre scorso. Gli ultimi casi sono il blitz in prefettura e il filo spinato tagliato del Dal Molin.
Nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta di reati contravvenzionali che non finiranno probabilmente mai a processo, ma si esauriranno con il pagamento di un decreto penale di condanna (qualche centinaio di euro). Il presidio permanente di Ponte Marchese e i comitati riferiscono di non aver ricevuto finora nessuna comunicazione dalla procura.
Il procuratore Ivano Nelson Salvarani fa un distinguo. «Alcuni reati sono contravvenzioni e seguono i tempi della giustizia», precisa. «Per quelli più gravi, che prevedono l’occupazione di edifici pubblici, come la prefettura, o la violenza su cose e persone, agiremo con celerità. Le indagini saranno brevi», ha raccomandato ai suoi magistrati che si occupano dei vari casi. I fascicoli più importanti riguardano l’occupazione della Basilica palladiana, quella dell’ex caserma Borghesi e l’invasione dell’aeroporto nel giugno scorso, quando sessanta persone, tagliate le reti, entrarono simbolicamente nell’area che divide quella militare dalla strada. O ancora i blocchi alla bonifica. In questi mesi, il Dal Molin ha rappresentato il maggior impegno per i detective della Digos, guidati dal questore Giovanni Sarlo e dal dirigente Eduardo Cuozzo. Uno dei loro compiti è stato quello di analizzare i filmati per dare nome e cognome agli autori delle varie violazioni. E se, come hanno annunciato, la strategia del fronte del No sarà quella di continuare con azioni dimostrative sempre al limite fra lecito e illecito, è prevedibile che il numero di denunce sarà destinato a continuare. Dal 15 dicembre in avanti ne sono state consegnate quasi un centinaio per le ultime azioni di protesta contro la nuova base Usa.

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Tra torneo di calcetto e presidio in prefettura
capannone | 06 Gennaio, 2008 15:05

Sabato pomeriggio intenso al Capannone. Alle 15 grande appuntamento: il primo torneo di calcetto del Capannone. 20 squadre divise in 4 gironi pronte a sfidarsi. Non valgono ganci, girelle e si vince al 7, se vinci 7-6 due punti invece di tre. Un pomeriggio intero intorno al calcetto. Tifo da stadio con la comparsa anche di un tamburo per ritmare i cori. Non c'è nè arbitro nè giudice di gara, il tutto sta nella correttezza delle due squadre. "Squadra maestra", "i grossieri", "loosers", "outsiders di lusso", "vespa squad", "brigata giardinetto", due squadre totalmente al femminile, altre due miste. Il torneo non è ancora finito, a dire la verità devono ancora terminare i gironi eliminatori, manca ancora qualche partita e poi via ad ottavi, quarti, semifinali e finali.

Uno dei motivi per cui il torneo è andato un po' a rilento è stata l'importante iniziativa di ieri pomeriggio in prefettura in solidarietà con le comunità campane che stanno lottando per difendere la propria terra e il proprio futuro dagli interessi di affaristi, politici locali, camorra, pronti ad avvelenare un'intera regione in nome del profitto. Ci siamo trovati in un centinaio davanti alla prefettura nonostante le feste e un tempo uggioso. Sono stati attaccati vari striscioni sul portone della prefettura a mo' di chiusura simbolica del palazzo. "Bassolino vergogna", "Da Vicenza alla Campania resisteremo un minuto di più", "In Campania manca solo Costa.."

Da Vicenza alla Campania resisteremo un minuto di più

Siamo al fianco delle donne e degli uomini del napoletano che, in questi giorni, hanno attuato blocchi e presidi per difendere la propria terra, la propria salute, la propria vita; per questa ragione abbiamo organizzato un’iniziativa pubblica sotto le finestre della Prefettura berica.

Circa un centinaio di persone si sono radunate questo pomeriggio esponendo striscioni di solidarietà con i cittadini campani, tra i quali “Da Vicenza alla Campania resisteremo un minuto di più” e "In Campania manca solo Costa…. " facendo riferimento al Commissario governativo incaricato d’imporre la nuova base USA a Vicenza.

Vogliamo che sia data voce a quanti si stanno battendo contro il business dei rifiuti; il Governo deve smilitarizzare Napoli, ritirando le forze di polizia che anche oggi hanno caricato i manifestanti, e ascoltare i tanti comitati che difendono la propria terra da discariche e inceneritori, chiudendo la disastrosa esperienza del commissariato straordinario.

I comitati campani hanno proposto un piano alternativo fondato sulla differenziata porta a porta, attraverso l’assunzione dei 3.500 disoccupati inseriti nei percorsi di formazione e lavoro della Regione Campania, e la trasformazione degli impianti di Cdr (combustibile da rifiuto) in impianti di trattamento a freddo in cui trattare i rifiuti con il metodo meccanico biologico come avviene in diverse metropoli d’occidente. E’ giunto il momento di porre fine alla difesa degli interessi economici di quel comitato d’affari fatto da camorra, imprenditori e politici che tiene in scacco la Regione Campania.

A Vicenza il Governo ha mostrato tutta la propria arroganza, imponendo una decisione contro cui continuano a battersi decine di migliaia di cittadini; pretendiamo che, a partire da Napoli, ci sia un’inversione di tendenza: un Governo incapace di ascoltare gli abitanti non ha alcuna legittimazione.

Presidio Permanente, Vicenza, 5 gennaio 2008

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Prodi: le bugie hanno le gambe corte!
capannone | 31 Dicembre, 2007 20:00
Secondo Romano Prodi sulla vicenda Dal Molin «il Parlamento ha preso le sue decisioni». Chiediamo al Presidente del Consiglio di inviarci il verbale della seduta durante la quale il Parlamento avrebbe affrontato la questione.

Tra gli strumenti di comunicazione del Premier ci sono le bugie. Il Parlamento non ha mai affrontato la discussione sulla nuova base Usa a Vicenza; non lo ha fatto nemmeno il Consiglio dei Ministri, con il risultato che l’intero peso della svendita di Vicenza da parte del Governo italiano grava sulle spalle di Prodi. Il quale farebbe bene a non essere troppo ottimista e a spiegare come intende superare i blocchi pacifici di migliaia di cittadini, vicentini e non, che si opporranno ai lavori di costruzione.

A gennaio ci sarà la verifica di Governo: ci aspettiamo segnali concreti da chi si dice contrario alla base; per esempio dal Ministro dell’Ambiente che ha dichiarato che «i lavori non inizieranno senza la Valutazione di Impatto Ambientale»; quest’ultima, se realizzata in modo serio, non potrà che porre la parola fine alla vicenda, bocciando il devastante progetto statunitense.

Il Presidente del Consiglio si sente in dovere di ribadire la propria fedeltà agli Usa perché sa di non poterla garantire: il movimento vicentino, infatti, ha dimostrato trasversalità e radicamento. Il 16 gennaio sarà l’anniversario dell’editto con il quale Romano Prodi annunciò la propria subalternità alle richieste statunitensi. Nonostante ciò, noi quel giorno faremo una festa, perché quello è stato anche il primo giorno del nostro Presidio; un luogo che non smobiliterà fino a quando non avremo raggiunto il nostro obiettivo: impedire la realizzazione del progetto a stelle e strisce.



Presidio Permanente, Vicenza, 28 dicembre 2007  #
Firenze - Bloccata l'Abc dalle donne del presidio
capannone | 24 Novembre, 2007 17:04

Donne vicentine impediscono ingresso a impiegati

Una trentina di donne del Presidio Permanente contro la costruzione della nuova base Usa di Vicenza stanno presidiando i cancelli della ditta ABC a Firenze impedendo agli impiegati l’ingresso negli uffici.
L’ABC è una delle due aziende coinvolte nella bonifica bellica dell’aeroporto Dal Molin, funzionale alla costruzione della nuova installazione militare statunitense.
Contemporaneamente a Pozzuoli davanti alla Strago s.r.l., l’altra azienda coinvolta nei lavori di bonifica, si svolgeva un sit-in di solidarietà all’iniziativa.
Una decina di giorni fa centinaia di cittadini vicentini avevano bloccato gli ingressi dell’aeroporto Dal Molin per impedire agli addetti alla bonifica di accedere, causando la sospensione dei lavori per tre giorni. Oggi le donne del Presidio attuano un nuovo blocco, questa volta alla sede legale dell’ABC, per impedire ai dipendenti di entrare e lavorare.
Le donne sono partite nella notte da Vicenza per raggiungere Firenze in prima mattinata; una volta giunte di fronte ai cancelli dell’ABC, hanno appeso striscioni contro la bonifica e chiuso il cancello d’ingresso della ditta con delle catene. Il presidio della sede dell’azienda fiorentina che sta attuando la bonifica all’interno del Dal Molin proseguirà per l’intera giornata per impedire agli impiegati l’ingresso all’interno degli uffici, i quali non hanno potuto entrare nella propria sede di lavoro.

Ecco poi l'articolo del Giornale di Vicenza di oggi che invece di approfondire il senso dell'iniziativa si dilunga sulla questione delle probabili denunce che partiranno per questa iniziativa.

DAL MOLIN. Hanno fermato l’attività nella sede della ditta toscana "Abc" incaricata della bonifica dell’aeroporto. La Digos le ha identificate
Donne del presidio denunciate a Firenze
Le ipotesi: manifestazione non autorizzata e, per le due organizzatrici, violenza privata
 
 

FIRENZE
Le donne del presidio permanente No Dal Molin hanno bloccato ieri l’attività della sede della “Abc”, la società di Firenze incaricata di compiere i lavori di bonifica bellica dell’aeroporto vicentino. Un’azione simbolica per contrastare i lavori della bonifica. Ieri mattina una trentina di vicentine, supportate dai movimenti fiorentini, «hanno presidiato i cancelli dell’Abc impedendo ai dipendenti di entrare e lavorare - come si legge in una nota -. È un’iniziativa contro la base di guerra che gli americani vogliono realizzare».
«Le donne hanno viaggiato nella notte per giungere di fronte alla sede dell’azienda nella prima mattinata; i dipendenti, una volta raggiunto il luogo di lavoro, non hanno potuto entrare e, dopo un colloquio con un dirigente, sono tornati a casa». Il presidio è durato fino al pomeriggio con bandiere e striscioni.
La protesta è stata controllata dalla Digos toscana, che - in contatto con la polizia berica - ha identificato tutti i presenti che saranno denunciati per manifestazione non autorizzata. Il titolare dell’Abc, Gianfranco Mela, si è messo in contatto con la questura toscana e non è escluso che denunci l’episodio. Non a caso, la Digos sta valutando se segnalare alla magistratura fiorentina anche le organizzatrici della protesta, fra cui la giovane Martina Vultaggio, per violenza privata.
Nel frattempo il presidio vicentino segnala come si stiano moltiplicando «le adesioni alla tre giorni di mobilitazione europea prevista il 14, 15 e 16 dicembre». Ieri sera, intanto, è stato segnalato come la rete di protezione dell’aeroporto fosse stata piegata in alcuni punti. Una circostanza da accertare. D. N.

 

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Comipar quanta confusione...
capannone | 20 Novembre, 2007 16:16

BASE USA VICENZA

COMIPAR: QUANTA CONFUSIONE

 

Ad ovest è meglio che a est. Più lontani dalla trafficata Via S. Antonino: occhio non vede, cuore non duole, avranno pensato i componenti del Comipar nel chiuso delle loro stanze.

 

Una vera e propria rivoluzione, firmata Paolo Costa. Cinquanta metri fan la differenza: distruzione della falda acquifera? Cementificazione del territorio? Stoccaggio di armamenti? Militarizzazione della città? La «decisione democratica», come la definisce il commissario, di realizzare la base Usa non prevede questi problemi. Tra dieci anni li chiameranno «effetti collaterali», come i morti che causano le loro bombe.

 

La decisione odierna del Comipar è del tutto priva di significato nella babele di posizioni che, in queste settimane, sta attraversando i promotori della militarizzazione della città berica; il commissario Costa parla di “decisione democratica”: dovrà accettare che, in democrazia, possa esserci la maggioranza della comunità locale che continua ad opporsi alla realizzazione dei progetti statunitensi. E questa, attualmente, è anche l’unica certezza dell’intera vicenda: la nuova base Usa non si realizzerà perché tanti cittadini sono determinati ad impedirlo.

 

 

Presidio Permanente, Vicenza, 19 novembre 2007  #
Report dei blocchi al Dal Molin
capannone | 11 Novembre, 2007 20:40
Domenica scorsa è scaduto l'ultimatum del presidio permanente a Costa riguardo la bonifica. Purtroppo la bonifica non è per il parco pubblico, ma per la base militare americana e quindi come promesso si decidono i blocchi. Martedì sera al tendone del presidio c'è molta gente, la voce dell'inizio dei blocchi gira anche un po' troppo, infatti Tva è già sul posto e pure le forze dell'ordine. Nonostante ciò ci si divide in due gruppi e hanno così inizio i blocchi all'entrata civile dell'aeroporto in Viale Sant'Antonino e quello di Viale Ferrarin dalla parte militare. Arriva subito la notizia che un'auto con a bordo un militare italiano in Viale Ferrarin forza il blocco investendo Francesco. Le sue condizioni non paiono gravi e quindi si può procedere con l'allestimento dei blocchi, da emtrambe le parti vengono montate le strutture per rendere più confortevole la permanenza dei manifestanti. C'è tanta gente e si decide che l'intento è quello di bloccare l'ingresso degli operai della bonifica e non i dipendenti civili e militari dell'aeroporto. A fatica da Viale Sant'Antonino  escono un po' di macchine di militari. La situazione rimane sostanzialmente tranquilla, non c'è aria di sgombero immediato. Il questore dà la sua parola d'onore che la mattina seguente farà entrare solamente i dipendenti civili e militari dalle 7 alle 8 di mattina, poi si vedrà. E così avviene. La situazione mercoledì mattina da parte di Viale Ferrarin è delicata, la possibilità di sgombero del blocco è sempre dietro l'angolo, ma alla fine il blocco rimane e gli operai della bonifica rimangono a casa. Una prima piccola vittoria è stata ottenuta. Si comincia quindi a dedicarsi alla "vita da blocco", chi si rilassa su delle brandine dopo una lunga notte insonne, chi legge i giornali, chi mangia le numerose brioches arrivate. La giornata di mercoledì passa tranquillamente, anche perchè con l'annuncio da parte nostra di voler mantenere i blocchi fino a venerdì, la tensione si abbassa notevolmente, pur rimanendo sempre attenti. Nei due blocchi si crea un buon viavai di persone. Chi vuole avere informazioni, chi porta qualcosa da mangiare, chi si ferma attorno al fuoco a fare un po' di turni. Mercoledì sera in assemblea si decide di fare massima importanza alla giornata di venerdì mattina. La notte scorre via grazie all'arrivo del proiettore e si registra pure una violazione dell'area dell'aeroporto: la cagna di un manifestante entra dentro il parcheggio dell'aeroporto sfruttando il cancello aperto. Giovedì è il secondo giorno intero di blocco della bonifica e tutto scorre tranquillamente, si segnalano addiritura tagliatelle con il tartufo e pollo al blocco di Viale Ferrarin. Comincia quasi una sfida tra i due blocchi sulle cose da mangiare. Giovedì notte scorre veloce nonostante il freddo grazie al proiettore da una parte e le carte e i dadi dall'altra. Venerdì mattina da entrambi i blocchi arriva molta gente. Brioches, thermos di caffè e thè caldo allietano la permanenza ai blocchi. Arrivano anche un bel po' di studenti. Ad ora di pranzo arriva la grande notizia: in un articolo del Sole24ore il titolare dell'Abc, la ditta di Firenze incaricata per la bonifica, annuncia di volersi ritirare dall'appalto. Urla di gioia, abbracci, strette di mani e sorrisoni si diffondono immediatamente nei due blocchi. E' il dolce sapore della vittoria, la dimostrazione che i blocchi servono a qualcosa, che la base è possibile fermarla. Modo migliore per chiudere i blocchi non poteva esserci. Peccato che nel pomeriggio arriva in parte una smentita. La ditta ha solo sospeso la bonifica in attesa di migliori condizioni di sicurezza. Non importa, un grande risultato è stato ottenuto lo stesso e la sera tutti al presidio a festeggiare!! Abbiamo già annunciato che non appena la bonifica riprenderà, i blocchi riprenderanno.  #
Sabato ore 17.30 fiaccolata
capannone | 24 Ottobre, 2007 20:18

VERSO LA TRE GIORNI DI MOBILITAZIONE EUROPEA DI DICEMBRE

 

SABATO 27 OTTOBRE

FIACCOLATA NO DAL MOLIN

Ritrovo ore 17.30 al Presidio

 

Il governo Prodi ed il proprio emissario Costa hanno dato il via ai lavori per la bonifica dell’area dell’aeroporto Dal Molin nel più stretto segreto, facendo entrare i mezzi e gli strumenti utili a queste operazioni all’alba del 17 ottobre.

 

La bonifica dagli ordigni bellici, sganciati da bombardieri inglesi e statunitensi nell’ultimo conflitto mondiale, rappresenta la seconda operazione funzionale alla realizzazione della nuova base Usa dopo il tentativo della scorsa primavera – bloccato dal movimento – di posare cavidotti in fibra ottica. Il commissario Costa, nel tentare di giustificarla, l’ha definita un “regalo ai vicentini”, non considerando che un dono è tale soltanto se poi sarà pienamente usufruibile dai destinatari.

 

Negli ultimi giorni, poi, la Giunta comunale ha rinnovato il proprio attacco politico al Presidio Permanente, simbolo della lotta di tanti vicentini contro la militarizzazione del territorio. Un luogo di partecipazione e confronto viene messo all’indice in quanto metafora di un movimento che ha fatto della trasversalità e della determinazione la propria forza.

 

Ci rivolgiamo alle donne e agli uomini di Vicenza, a quanti hanno a cuore il futuro di questa terra, a coloro che non vogliono nuove installazioni di guerra.

Sabato 27 ottobre saremo di nuovo in strada, con le nostre fiaccole e le nostre bandiere, per ribadire la nostra determinazione, ma anche per dare un segnale chiaro a quanti vorrebbero imporci la realizzazione del progetto a stelle e strisce e vorrebbero criminalizzare il movimento vicentino.

 

Una fiaccolata per:

-          difendere il Presidio Permanente da chi vorrebbe abbatterlo credendo, così, di imporre il silenzio al movimento vicentino;

-          dare un ultimatum di 7 giorni al commissario Costa, al quale chiediamo di dichiarare ufficialmente che, essendo “un regalo ai vicentini”, la bonifica è funzionale alla riconversione ad usi esclusivamente civili del Dal Molin, rinunciando alla realizzazione della nuova base Usa. Se questo non avverrà, costruiremo azioni creative di blocco, rallentamento e boicottaggio delle bonifiche belliche;

-          chiedere con forza che la moratoria sulle nuove strutture militari, promessa mesi fa dal comitato di parlamentari contrari al Dal Molin, sia resa effettiva dal Parlamento italiano entro due settimane.

 

  La fiaccolata di sabato 27  sarà il primo di una serie di appuntamenti ed iniziative verso la tre giorni di mobilitazione europea del prossimo dicembre, quando a Vicenza cittadini di tutta Europa si incontreranno e manifesteranno contro la guerra e le installazioni militari, per la difesa dei beni comuni e la realizzazione di nuove pratiche di democrazia.

 

Vicenza non si ferma: giù le mani dal Presidio, giù le mani dalla nostra città.

 

 

Presidio Permanente, Vicenza, 23 ottobre 2007

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