Quest'anno la parata fascista per la commemorazione dell'eccidio di Schio non si è svolta. La Questura di Vicenza ha vietato la manifestazione e la possibilità di accedere al Sacrario militare. L'unica cosa permessa era una delegazione di una decina di persone davanti alla biblioteca per depositare una corona di fiori. I circa 400 fascisti (molti meno rispetto gli anni passati) hanno dovuto accontentarsi di una messa celebrata nel piazzale dell'Hotel Noris in piena zona industriale. Se la parata non si è svolta bisogna dire che merito va anche a chi in questi anni si è sempre opposto a questa vergogna e anche quest'anno ha organizzato una serie di iniziative. Basti pensare alla proiezione di Nazirock e il concerto della Banda Bassotti organizzata da Rifondazione, al convegno sulla sicurezza e il concerto degli Assalti Frontali organizzati da Arcadia.
Visto il precedente dell'anno scorso, in cui la parata era vietata, ma di fatto l'hanno fatta lo stesso, quest'anno non ci si è fidati fino in fondo e quindi sabato pomeriggio è stata svolta un'iniziativa di vigilanza dal basso del divieto della parata. Come "rete delle nuove comunità" verso le 16 ci siamo presentati in una quarantina davanti all'ingresso della biblioteca civica (chiusa per "motivi tecnici") per improvvisare una conferenza stampa e una sorta di presidio permanente per garantire dal basso che i fascisti il giorno dopo non sfilassero. Abbiamo attaccato striscioni, dato volantini, mangiato pan e sopressa per oltre quattro ore. Abbiamo abbandonato il presidio solo quando la questura di Vicenza ha notificato un secondo divieto ad Alex Cioni per la parata. E' stato importante quindi mobilitarsi perchè ci ha permesso di ottenere un'ulteriore garanzia che la parata non venisse fatta. Domenica mattina poi eravamo comunque presenti in centro a Schio per verificare che non avvenissero provocazioni o che il centro cittadino diventasse luogo di scorribande fasciste.
Lunedì sera in circa una cinquantina abbiamo effettuato un biltz durante un convegno della Lega sulla
sicurezza al teatro civico di Schio. Con le penne da indiani in testa
per prendere in giro il famoso manifesto elettorale della Lega
contro l'immigrazione e la bandiera veneta con il leone di San Marcos,
siamo entrati nel palazzo del teatro ed arrivati alla porta della sala,
dove si stava svolgendo il congresso. Tra scorta del sottosegretario, carabinieri, qualche poliziotto, vigili e "security" della
lega non è stato materialmente possibile entrare dentro la sala, ma
abbiamo cominciato a disturbare sonoramente il convegno, a cui erano
presenti il sindaco di Cittadella Bitonci, il sen. Franco, un
sottosegretario agli interni leghista. Per oltre mezz'ora sono stati
lanciati cori contro i razzisti della Lega e canti che si sentivano
dentro la sala. Nel frattempo è stato attaccato uno striscione dal
balcone del teatro con scritto "sul vostro concetto di sicurezza abbiamo
qualche riserva". Dopo aver letto il decreto di espulsione nei confronti
dei razzisti dal nostro territorio ce ne siamo andati.
E' stato importante mobilitarsi ed è stato
raggiunto l'obiettivo, sulla scia dei recenti fatti di Mestre e Padova,
di riuscire a contestare e a dar fastidio alla Lega in ogni occasione possibile nei nostri territori per creare un clima di nemicità nei
confronti degli intolleranti.
E' di oggi la notizia leggendo i giornali che la Lega ha fatto denuncia per il furto di una bandiera della Regione Veneto. E' tutto falso, la bandiera era stata portata dai manifestanti tanto che il leone aveva il passamontagna a simboleggiare San Marcos. La bandiera del Veneto non è un'esclusiva e tantomeno un simbolo della Lega e della sua ideologia razzista e xenofoba. Comunque di seguito troverete l'articolo del Giornale di Vicenza di oggi e il comunicato degli antirazzisti scledensi, che lanciano due appuntamenti a fine mese sul tema della sicurezza. Un dibattito il 27 giugno a Palazzo Toaldi Capra, intitolato „Sicurezza? Tra politiche securitarie e violenza delle nuove destre“ e il concerto degli Assalti Frontali il 28 giugno.
CONVEGNO/1. Contro-manifestazione non autorizzata durante l’incontro al
teatro Civico con esponenti di Governo
Sicurezza, blitz no global “Espulsa” la Lega Nord
«Decreto di espulsione per razzismo». In quaranta vestiti da indiani
hanno tentato l’assalto alla sala
Non riuscendo a entrare hanno lanciato slogan contro il gruppo politico e la Padania.
Denunciati anche per il furto di una bandiera. La Digos sta identificando i contestatori
Mauro Sartori
I giovani della sinistra radicale consegnano ai leghisti un “decreto di
espulsione dal territorio scledense per razzismo" e si beccano una
denuncia per furto di una bandiera della Regione Veneto e per
manifestazione non autorizzata.
Carabinieri di Schio e Digos stanno procedendo all’identificazione di
una quarantina di contestatori che, camuffati in parte da indiani,
l’altra sera verso le 22,30 hanno preso d’assalto il “forte Apache"
padano al teatro Civico. Nella sala Calendoli era in corso un convegno
sulla sicurezza cui partecipavano rappresentanti del Governo ed
esponenti politici locali.
Un blitz in piena regola, con gli “indiani" fermati dalle forze
dell’ordine prima dell’ingresso in sala. Da lì, non riuscendo a
consegnare personalmente il “decreto di espulsione" accuratamente
confezionato, hanno lanciato slogan tipo “Fuori i razzisti dal Veneto" e
“La Padania non esiste", mettendosi a cantare “Me compare giacometo" per
disturbare i relatori.
A replicare dai microfoni ci ha pensato il senatore Paolo Franco, che li
ha bollati come «nullafacenti. Così avvalorano le nostre tesi
sull’emergenza sicurezza».
Ieri la Lega ha formalizzato la denuncia contro ignoti per il furto
della bandiera veneta esposta sul pennone del Civico, poi fatta
sventolare da un balcone e non riconsegnata. Al furto si aggiunge
l’aggravante della manifestazione non autorizzata.
È “Schio antirazzista" a rivendicare il gesto: «Una contestazione a chi,
legittimato, evoca mostri, innalza il terrore e la paura. Abbiamo
decretato l'espulsione della Lega per aver violato recidivamente vari
articoli della nostra costituzione». Il sindaco Luigi Dalla Via:
«Condanno gli atteggiamenti perché non hanno nulla a che vedere con la
politica e sono la negazione del confronto democratico»
Non abbiamo parole per esprimere il senso di stupore e di rabbia mista a timore per come stia diventando pesante il clima in questo paese. E' inaccettabile che una cinquantina di persone, giovani, padri e madri, venga perseguita per manifestazione non autorizzata e furto per aver semplicemente contestato un partito politico come la Lega e il suo pacchetto sicurezza da far invidia ad uno stato totalitario.
Innanzi tutto, siamo saliti tranquillamente e la bandiera di "S.Marcos", e non di S. Marco, l'abbiamo portata noi proprio per sventolarla. Eravamo truccati da „indiani“ e volevamo consegnare ai razzisti il decreto di espulsione da questa Regione.
Cos‘abbiamo fatto di male? Aver contestato un senatore, un sindaco, un sottosegretario è reato? Forse è una norma presente nel nuovo pacchetto sicurezza?
Adesso si mira anche a criminalizzare il dissenso pacifico: il governo autoritario ritorna a far capolino, aizzato da un partito come la Lega, che di reati costituzionali ne ha commessi a valanga!
Noi siamo quei precari, quegli studenti, quei lavoratori che vogliono "vivere vivendo" e non "vivere morendo"! Siamo quelli che stanno dalla parte del debole, dell‘emarginato, di chi viene „usato“ come capro espiatorio, di chi viene „additato“ come malessere della società!
Dietro al concetto di sicurezza, che la Lega continua a sbandierare fomentando giorno dopo giorno un clima di terrore tra la gente, ci stanno razzismo e xenofobia, che contraddistinguono questo partito da anni. La Lega cerca di legittimare il rifiuto per ciò che è diverso e tutte quelle politiche che sono vere e proprie negazioni dei diritti fondamentali e universali: dai cpt al reato di clandestinità. Non dimentichiamo poi l‘emendamento sull‘uso dei militari in città , altro esempio di gestione totalitaria della società, mentre l‘emendamento „salva premier“ è un‘offesa a tutti i cittadini.
La nostra invece è una prospettiva interculturale, non limitata alla convivenza tra le culture, ma arrichita dal dialogo, dall‘interazione e dallo scambio. Nella diversità noi vediamo ricchezza!
Due pesi e due misure insomma: chi difende veramente il territorio veneto dagli stupri di questi personaggi in camicia verde viene criminalizzato, mentre loro, anche quando bloccano i lavori per la costruzione di un‘area al servizio delle comunità sinte o rom a Mestre, passano inermi sotto la fauci della giustizia, riuscendo magari a congelare qualche processo che hanno sulle spalle.
Al senatore Franco non diamo neanche risposta, ci fa quasi pena la sua ignoranza, mentre ci preoccupiamo seriamente di tutte quelle forze politiche che dovrebbero tentare di ricacciare queste ideologie xenofobe, le quali alimentano la vera insicurezza nelle città(vedi come esempio l‘assassinio di Nicola Tommasoli a Verona).
Dov‘è la democrazia quando si tenta di esprimere un dissenso e si viene criminalizzati?
La negazione della politica e della democrazia avviene quando il "Far west" tanto caro alla Lega avrà la legittimazione di estendersi nei nostri territori. Non potremmo nemmeno uscire con la faccia dalla finestra: qualcuno ci sparerà per legittima difesa!
Queste „intimidazioni giudiziarie“ evocano un effetto contrario, infatti ci stimolano ancora di più nel lavorare con chi viene emarginato e contro chi discrimina e reprime!
Lo faremo immediatamente, con un dibattito il 27 giugno al Toaldi Capra ore 20:30, dal titolo „Sicurezza? Tra politiche securitarie e violenza delle nuove destre.“ Il giorno dopo organizzeremo „la festa della socialità“ con un famoso gruppo romano: gli „Assalti Frontali" presso la zona „le fontane“ vicino alla stazione delle corriere a Schio.
Antirazzisti scledensi
Hanno sogmberato lo Ya Basta, ci hanno arrestato, denunciato, attaccato, hanno pure tentato di chiudere il Capannone.
Hanno venduto questa città agli americani tenendo all'oscuro la popolazione.
Hanno represso ogni forma culturale ed aggregativa a suon di ordinanze, tagli di finanziamenti alle feste rock.
Abalti, Hullweck, Sorrentino, Sartori, Conte avete perso, mentre noi siamo ancora qua.
Vi sta bene, merde!!
Per quanto riguarda gli italiani presenti, c'erano delegazioni di rifondazione, comunisti italiani e alternativa comunista riconoscibili dalle numerose bandiere portate, c'era qualcuno del presidio e qualcuno di noi, ma non in veste ufficiale. Comunque se bisogna dare una percentuale gli italiani rappresentavano forse l'1% della manifestazione.
lo striscione d'apertura della manifestazione
tra i manifestanti si nota a sorpresa la presenza di Enrico Hullweck
ad inizio manifestazione si materializza in testa al corteo la presenza di tutte le autorità cittadine, nella foto da sinistra a destra: Arrigo "Pinocchio" Abalti, il presidente della Provincia Attilio Shrek, il vicesindaco Sorrentino, il vescovo Nosiglia, il sindaco Enrico Hullweck e l'ex-presidente della Provincia Manuela Dal Lago
per poter vedere il resto della galleria fotografica cliccare sotto su "Continua" (Continua)
Il brutto tempo annulla la realizzazione del "carro dei potenti", ma nonostante ciò le principali "autorità" cittadine presenziano lo stesso alla nostra manifestazione. Ad aprire il corteo dietro il furgone abbiamo infatti l'assessore "Pinocchio Abalti", il vicesindaco Sorrentino con tanto di bottiglia di vino bevuta per strada (ma non aveva fatto un'ordinanza antialcool?), un Enrico Hullweck in versione dark, un'impassibile Manuela Dal Lago, il vescovo Nosiglia con un inusuale completo nero metal e soprattutto in un elegante giacca e cravatta il presidente della provincia Attilio Shrek. Dietro di loro circa 200 persone, in maggior parte studenti, ma anche qualche adulto, soprattutto del presidio. Dal furgone viene spiegato alla città cosa è stato fatto all'interno della Caserma Borghesi quando è stata occupata. Sono state spiegate le motivazioni che hanno portato a una lettera aperta con la richiesta di comodato d'uso gratuito per la realizzazione di uno spazio sociale polivalente. E' stata attaccata la Provincia per il suo rifiuto alla nostra richiesta anche perchè non si capisce se è un no alla Borghesi o un no a uno spazio sociale in generale. Poi si è ricordato che questo ente per far fare un progetto di massima ha speso 31.500 euro, quando la nostra richiesta è basata sull'autofinanziamento. Il corteo è proseguito lungo Borgo Casale arrivando davanti alla caserma. Nonostante fosse stato annunciato pubblicamente che sarebbe stata una manifestazione tranquilla, c'è stato il solito ed enorme spreco di risorse pubbliche, blindando per niente la zona, mettendo plotoni di carabinieri all'interno della caserma a non far nulla. Arrivati davanti, infatti ai due cancelli sono stati attaccati dei cartelloni che rappresentano il nostro progetto sullo stile di quelli che si trovano fuori dai cantieri. Alla fine le varie autorità locali presenti hanno ufficialmente inaugurato e ci hanno simbolicamente consegnato la caserma Borghesi con tanto di inaugurazione con il taglio del nastro da parte del presidente Attilio Shrek.
Leggi qua poi l'articolo del Giornale di Vicenza "Ci serve la Borghesi" 150 giovani in corteo.
Ecco come vuole risolvere in "24 ore" il Governo la vicenda rifiuti in Campania... Anche se il video fa riferimento al 5 gennaio è ben evidente l'atteggiamento delle forze dell'ordine... manganelli al contrario, pestaggi a persone a mani alzate.
La prima cosa da registrare
è il numero di persone che è salita sul treno speciale per Genova, che
purtroppo per noi da vicenza, ha fatto un giro un po' più lungo tagliando
fuori appunto la stazione di Vicenza. A Bologna il treno speciale
riservato solo ai manifestanti è già strapieno e questo rende già l'idea
di quanta gente ci sarà poi a genova. Da vicenza tra presidio, capannone
e liberazone saremo una quarantina con alcune defezioni dovute
all'incertezza dell'orario di ritorno.
Il viaggio scorre tranquillo fino a genova, arriviamo un pelo in ritardo
rispetto l'orario di inizio della manifestazione. Ci immettiamo nel
corteo in testa appena dopo il camion e lo striscione d'apertura "la
storia siamo noi" tenuto dalla comunità san benedetto di Don Gallo, il
quale dal camion saluta la folla presente a genova. La prima impressione
è: c'è una marea di gente. Il colpo d'occhio è notevole: strada
strapiena di gente e non si vede la fine del corteo. Facendo un
sottopassaggio rimbombano i cori "genova libera" e "tutti liberi" in
riferimento ai 25 sotto processo. Il corteo scorre tranquillo, dal
camion suonano gli assalti e si alternano musica ed interventi. Nel
frattempo un po' di volontari distribuiscono migliaia di volantini sulla
manifestazione del 15 dicembre a Vicenza. Uno striscione che lancia la
manifestazione è appeso in bella vista sul camion d'apertura. La
manifestazione si snoda per il centro di genova fino a piazza de
Ferraris dove ha sede il palazzo della regione e credo anche palazzo
ducale (dove nel 2001 si è svolto il G8). Qui dal palco interventi e
concerto di assalti frontali e roy paci con lancio in grande stile della
manifestazione di Vicenza il 15 dicembre. Alle 11 circa riparte il treno
speciale verso padova, nella quale arriviamo verso le 4.30 di notte. Qui
succede qualcosa di grave. Troviamo carabinieri in tenuta antisommossa
schierati nel sottopassaggio ad impedire di salire al binario 3(dove
dovevamo andare per prendere il treno x Vicenza) da parte di chi è senza
biglietto. I solerti e mattutini ferrovieri pretendono il pagamento del
biglietto fino a Vicenza altrimenti non si parte. Noi ribadiamo che
abbiamo pagato 10 euro e tornavamo dalla manifestazione e quindi
dovevano farci passare. Niente da fare. Alla fine dopo aver fatto
un'ulteriore colletta (molti avevano finito i soldi) riusciamo a farci
fare i biglietti fino a grisignano e quindi a partire, dopo aver perso
il treno delle 5.51. E' la prima volta che tornando da un corteo
nazionale di notte a padova ci troviamo uno schieramento del genere per
farci pagare il biglietto per Vicenza. L'arroganza di Trenitalia non ha
fine...
MANIFESTAZIONE NAZIONALE A GENOVA SAB 17 NOVEMBRE!!
RITROVO VICENZA STAZIONE FS ORE 8.45
PER CARLO, PER NOI, PER IL NOSTRO FUTURO
Sabato pomeriggio la nostra iniziativa contro le ordinanze securitarie è riuscita molto bene. Nonostante le polemiche scaturite nei giornali locali e soprattutto nonostante le prescrizioni arrivate dal questore, sabato pomeriggio i vicentini in corso Palladio hanno potuto bere uno spritz e poi un vin brulè senza problemi e senza paura di multe. Poche ore prima della manifestazione abbiamo subito un ingiusto ed assurdo provvedimento del questore che ci autorizzava il presidio con volantinaggio, ma ci vietava la distribuzione e la consumazione di bevande alcooliche. Alla fine il vin brulè e lo spritz sono stati distribuiti e consumati lo stesso. Davanti al comune erano presenti un centinaio di persone, c'è stato un volantinaggio per tutta la durata della manifestazione. Abbiamo attaccato degli striscioni (ad es. "- hullweck + cabernet, - sorrentino + vino"). Le bottiglie di spritz preparate sono state finite subito e anche il pentolone di vin brulè non è durato molto. A differenza di quanto dichiarava Sorrentino, molti passanti, soprattutto anziani, sono venuti a prendere un bicchiere di vin brulè. L'iniziativa si è svolta tranquillamente senza nessun problema a dimostrazione del fatto che questa ordinanza non serve a nulla, è solo un provvedimento che mira a creare emergenze sociali e a criminalizzare comportamenti. Nessuno che passava per il corso ha avvertito pericolo nel vedere delle persone bersi un brulè in tranquillità. Il fatto che il sindaco dichiari che la nostra manifestazione era "gogliardia", significa che non hanno tanti argomenti politici.
ecco poi l'articolo del Giornale di Vicenza di domenica 4 novembre:
SIT-IN. Capannone sociale e Coordinamento studentesco sotto Palazzo Trissino per contestare il provvedimento della giunta
«Ho letto su internet che il sindaco ha proibito di consumare alcol in
pubblico: è stato proprio questa la molla che mi ha spinto ad essere
qui oggi». Attilio Liotto parla con un bicchiere di vin brulé in pugno.
Il bicchiere proibito. «È buonissimo, complimenti a chi l’ha fatto. La
multa? E cosa volete che me ne importi, a 75 anni ho altro a cui
pensare. E poi con la mia pensione nemmeno la potrei pagare».
«È soltanto goliardia, ma hanno frainteso»
«Non abbiamo reintrodotto il proibizionismo. Chi sostiene questo, ha
frainteso il contenuto dell’ordinanza». Il sindaco Enrico Hüllweck è
stato protagonista ieri sera sugli schermi di Rete 4, dove ha preso
parte alla trasmissione “Tempi moderni” con un’intervista
sull’ordinanza anti-alcol, il provvedimento del momento, per numero di
imitazioni e per la contestazione di ieri davanti a palazzo Trissino.
Spritz e brulé in barba a tutti i divieti
di Marco Scorzato
Attilio
Liotto ha i capelli bianchi da un pezzo. Il vin brulé se lo sorbisce di
gusto, ma non è lui ad aver organizzato il sit-in contro l’ordinanza
che vieta detenzione e consumo di alcol in pubblico. La mente, e il
braccio, sono quelli ben più giovani e ormai noti del Capannone
sociale, insieme al Coordinamento studentesco. Noti perché da quando il
Dal Molin da aeroporto è diventato “caso” sono spesso in prima fila a
mettere i bastoni tra le ruote alla giunta Hüllweck. Il primo brindisi
è sulla facile rima «cin-cin-no-Dal Molin». Ma stavolta, giurano, la
loro battaglia al sindaco, e al vicesindaco Sorrentino, non la fanno
per partito preso: «È l’ordinanza che non ha senso - dice Nicolò
Veludo, del Coordinamento studentesco - Il vero degrado è questo modo
di fare politica che nasconde i problemi invece di risolverli». Per
Slobodan Vojvodic è un provvedimento «classista che costringe a casa
chi non ha i soldi per andare a bere al bar».
Sia detto subito: era
stato annunciato come un week-end da bollino rosso per l’ordine
pubblico, con i tifosi del Pisa al Menti, Capannone sociale in centro
in contemporanea con Rete Lilliput e con gli attivisti dell’estrema
destra. Si temevano frizioni. È filato invece tutto liscio. Complici i
numeri, davvero non esorbitanti, dei manifestanti. Il sit-in alcolico è
stato messo in piedi da una trentina di giovanotti davanti a Palazzo
Trissino. Sulle impalcature, striscioni contro la giunta. In saccoccia,
15 litri di spritz, altri 10 di vin brulé: quanto basta per allargare
il convivio a qualche manciata di persone a passeggio che hanno colto
l’occasione per riassaporare il “goto” in pubblico. Col gusto del
proibito.
Sì, perché chi ha distribuito e consumato alcolici ha
violato non solo l’ordinanza comunale, ma anche quella firmata ieri dal
questore Dario Rotondi: il quale autorizzava il volantinaggio, ma
«senza distribuzione e consumo di alcolici».
E le multe? Ieri non si
sono viste e neppure le indentificazioni. Ma le “sorprese” potrebbero
essere dietro l’angolo. Gli agenti guidati dal commissario Eduardo
Cuozzo, della Digos, hanno raccolto un campione dello spritz
distribuito: «Non sappiamo se è alcolico - ha spiegato -. Sarà
analizzato e sottoposto all’autorità giudiziaria che procederà di
conseguenza». Cioè identificazione dei trasgressori, tramite i filmati
registrati dalle telecamere, ed eventuali sanzioni.
Ma già c’è chi
preannuncia ricorsi: il vin brulé è alcolico o no? Riscaldandolo,
l’alcol evapora, dicono i bevitori. Vuoi vedere che finirà tutto in una
guerra di perizie in tribunale?
In serata, il sit-in si è incrociato
con una decina di attivisti della rete Lilliput che hanno sfilato in
corso Palladio per chiedere che le luminarie non vengano allestite.
«Viste le polemiche - spiega Silvano Caveggion - siamo per lo
spegnimento totale: si risparmiano 50 mila euro, da destinare alle
famiglie».
Il
primo cittadino si è inizialmente soffermato sulla sua esperienza di
medico pediatra, specializzatosi in scienze dell’alimentazione con una
tesi sul “Vino nell’infanzia”.
«Il consumo di alcolici in età
adolescenziale - spiega - è più pericoloso perché il corpo ha più
difficoltà a smaltire l’alcol. Il fenomeno è preoccupante, perché
l’ebbrezza in breve diventa ubriachezza e può indurre comportamenti a
rischio. Qualche giorno fa a Vicenza, dopo il corteo studentesco contro
il ministro Fioroni per la reintroduzione degli esami di riparazione,
sono stati segnalati alcuni ragazzi ubriachi in centro storico. Noi non
vogliamo che nel branco girino certe bottiglie». Hüllweck scommette,
quindi, sul messaggio sociale dell’ordinanza per le famiglie e per il
mondo giovanile. In particolare, ritiene di aver fatto «un passo in
avanti a tutela della sicurezza alla guida».
Tuttavia, non dimentica
l’origine del provvedimento: dotare vigili e forze dell’ordine di uno
strumento per intervenire su sbandati e alcolisti che si rendono
molesti nei parchi, nelle piazze e nelle vie cittadine». E ai
manifestanti dice: «La loro è goliardia, ma forse hanno frainteso il
messaggio dell’ordinanza. Non abbiamo reintrodotto il proibizionismo,
che ha sempre fallito: nei bar e in casa proprio, si può sempre bere un
buon bicchiere di vino».G.M.M
Al ritmo di due udienze la settimana è giunta alla
conclusione la requisitoria dei Pubblici Ministeri Canepa e Canciani
nel dibattimento che vede imputati 25 tra le centinaia di migliaia di manifestanti che si opposero alla illegittimità del G8 2001 a Genova.
Le richieste di condanna
per i reati di devastazione e saccheggio, che comportano una pena base
di otto anni, sono andate oltre ogni più nefasta previsione: un cumulo
di 225 anni di reclusione, da un minimo di 6 a un massimo di 16.
A
novembre toccherà alle arringhe difensive e quindi la sentenza,
verosimilmente entro la fine dell’anno. Ma la gravità inaudita delle
pretese dell’accusa richiede una risposta immediata.
Tornare a Genova si rende necessario. Se il processo
per l’omicidio di Carlo Giuliani si è concluso con un’archiviazione e
se i vari procedimenti relativi alle violenze poliziesche marciano
serenamente verso la prescrizione è invece in questo tribunale che si
gioca la verità storica su quelle giornate e su una stagione di
conflitto sociale che lì ha le proprie radici e che è ancora lontana
dall’esaurirsi. Dopo mesi di sonnolenta disamina del materiale
accusatorio e di apparente equidistanza è infatti solo nelle ultime
settimane che l’accusa ha svelato il proprio disegno di falsificazione,
introducendo il tema della premeditazione: quella manciata di
manifestanti, e nello specifico lo spezzone della disobbedienza, sono
venuti a Genova a cercare lo scontro. Semplice.
Noi - quelli che c’erano e quelli che non c’erano - sappiamo che non è così.
Sappiamo che l’annunciata violazione della zona rossa si faceva forte
solo di strumenti difensivi. Sappiamo che è stato necessario
utilizzarli tutti e inventarsene altri sul campo per difendersi dalla
violenza omicida di quattro corpi di polizia impegnati in pratiche di
guerra interna: è in ragione di questa determinazione a proteggere se
stessi e gli altri che un solo cadavere è stato lasciato sull’asfalto.
In questa pratica si è formalizzato un diritto di resistenza che
abbiamo riconosciuto come paradigma in altre lotte dell’occidente. In
questa pratica si è sedimentato e continua a sedimentarsi consenso.
È
contro questo consenso che si sta esercitando oggi l’azione penale. A
Genova come a Cosenza, a Roma, Bologna e in tutti gli altri luoghi dove
conflitto significa dinamica attiva di messa in gioco dei propri corpi.
Ciò che è accaduto all’incrocio tra Via Tolemaide e Corso Torino lo
sappiamo, lo abbiamo vissuto e ce lo hanno mostrato, da subito,
immagini di ogni provenienza. Abbiamo sentito le registrazioni radio
delle direttive dell’ordine pubblico e continuiamo da anni a chiedere
che venga fatta luce sulla composizione della catena di comando per
sapere a quale anello obbediva il battaglione dei carabinieri Tuscania
mentre aggrediva a freddo il nostro spezzone, visto che è certificato
che non obbediva alla centrale operativa.
Continueremo a farlo
anche se non sarà questo processo a dircelo. Ciò non di meno questo
processo ci riguarda tutti. Perché la riscrittura dei fatti e delle
ragioni proposta dall’accusa non è accettabile e non si rivolge solo
agli imputati. Perché l’incredibile pretesa di più di due secoli di
carcerazione poggia su reati che, dopo Genova, sono stati
sistematicamente contestati in numerosissime occasioni di conflitto,
con particolare riferimento alle azioni contro i CPT. È un messaggio
lanciato a tutte le aggregazioni in lotta, da chi ferma treni in Val di
Susa a chi blocca discariche in Campania, passando per aeroporti di
guerra in Veneto e lager per migranti da Gradisca a Lampedusa.
Tornare a Genova, in tanti, per quella fase cruciale del dibattimento
che sarà l’elaborazione della sentenza. Come strumento di tutela del
destino processuale di chi ha dato concretezza a un sentire collettivo,
della definizione della verità storica prima che processuale, del
patrimonio di determinazione che le sue strade e le sue piazze hanno
consegnato al nostro futuro.
Liberitutti.
Aderisci all’appello: Noi, quelli di Via Tolemaide
Un appello alla mobilitazione di tutti per il 17 novembre La storia siamo noi.
Materiali Video su Copyriot Community
Blu Notte - Genova 2001, G8. Puntata del 9 settembre 2007
OP - L’ordine pubblico a Genova 2001.
Links sui processi in corso
www.processig8.org
www.supportolegale.org
Un sacco di persone si sono ieri radunate alle 13 a Copenhagen davanti alla Nørrebrohallen, da dove Aktion G13 sarebbe partita, azione lanciata ai primi di Agosto con l’intenzione di occupare una nuova Ungdomshus dopo lo sgombero di Marzo e farlo pubblicamente, avendo dichiarato quando e quale posto si sarebbe occupato. Eravamo giá diverse migliaia quando un inaspettato furgone travestito da vascello pirata con musica dal vivo e bandiere col Jolly Roger é arrivato da Christiania seguito da un corteo di un migliaio di persone.
L’alto livello di organizzazione dell’evento é stato
subito chiaro a tutti: 4 furgoni di colori differenti (azzurro, giallo,
verde e rosso) guidavano 4 grandi gruppi di manifestanti "attivi", con
diversi ruoli, strategie e obiettivi. La strategia "delle 5 dita" del G8 di Rostock
era la dichiarata ispirazione. In fondo al corteo il vascello di
Christiania con manifestanti meno attivi e famiglie. Altre 12
manifestazioni sono partite alla stessa ora in altre cittá della
Danimarca, per tenere forze di polizia occupate in altri posti e quindi
lontane da Copenhagen. (Continua)
Sabato 13 ottobre
EAST RODEO (psicadelie balcaniche da Padova)
Sabato 20 ottobre
FESTA STUDENTESCA
Mercoledì 31 ottobre
GRAN RITORNO DEI CSCH + Thee STP e PAY
Sabato 3 novembre
SETTIMO PARAGRAFO Release album party
Sabato 10 novembre
REGGAE NIGHT con BOMCHILOM SOUND and guests
Venerdì 16 novembre
TOGNAZI FESTIVAL
Sabato 17 novembre
TOGNAZI FESTIVAL





