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Schio: i fascisti non sono passati!
capannone | 08 Luglio, 2008 14:56

Quest'anno la parata fascista per la commemorazione dell'eccidio di Schio non si è svolta. La Questura di Vicenza ha vietato la manifestazione e la possibilità di accedere al Sacrario militare. L'unica cosa permessa era una delegazione di una decina di persone davanti alla biblioteca  per depositare una corona di fiori. I circa 400 fascisti (molti meno rispetto gli anni passati) hanno dovuto accontentarsi di una messa celebrata nel piazzale dell'Hotel Noris in piena zona industriale. Se la parata non si è svolta bisogna dire che merito va anche a chi in questi anni si è sempre opposto a questa vergogna e anche quest'anno ha organizzato una serie di iniziative.  Basti pensare alla proiezione di Nazirock e il concerto della Banda Bassotti organizzata da Rifondazione, al convegno sulla sicurezza e il concerto degli Assalti Frontali organizzati da Arcadia.

Visto il precedente dell'anno scorso, in cui la parata era vietata, ma di fatto l'hanno fatta lo stesso, quest'anno non ci si è fidati fino in fondo e quindi sabato pomeriggio è stata svolta un'iniziativa di vigilanza dal basso del divieto della parata. Come "rete delle nuove comunità" verso le 16 ci siamo presentati in una quarantina davanti all'ingresso della biblioteca civica (chiusa per "motivi tecnici") per improvvisare una conferenza stampa e una sorta di presidio permanente per garantire dal basso che i fascisti il giorno dopo non sfilassero. Abbiamo attaccato striscioni, dato volantini, mangiato pan e sopressa per oltre quattro ore. Abbiamo abbandonato il presidio solo quando la questura di Vicenza ha notificato un secondo divieto ad Alex Cioni per la parata. E' stato importante quindi mobilitarsi perchè ci ha permesso di ottenere un'ulteriore garanzia che la parata non venisse fatta. Domenica mattina poi eravamo comunque presenti in centro a Schio per verificare che non avvenissero provocazioni o che il centro cittadino diventasse luogo di scorribande fasciste.  

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Schio: Blitz contro la Lega
capannone | 18 Giugno, 2008 14:26

Lunedì sera in circa una cinquantina abbiamo effettuato un biltz durante un convegno della Lega sulla sicurezza al teatro civico di Schio. Con le penne da indiani in testa per prendere in giro il famoso manifesto elettorale della Lega contro l'immigrazione e la bandiera veneta con il leone di San Marcos, siamo entrati nel palazzo del teatro ed arrivati alla porta della sala, dove si stava svolgendo il congresso. Tra scorta del sottosegretario, carabinieri, qualche poliziotto, vigili e "security" della lega non è stato materialmente possibile entrare dentro la sala, ma abbiamo cominciato a disturbare sonoramente il convegno, a cui erano presenti il sindaco di Cittadella Bitonci, il sen. Franco, un sottosegretario agli interni leghista. Per oltre mezz'ora sono stati lanciati cori contro i razzisti della Lega e canti che si sentivano dentro la sala. Nel frattempo è stato attaccato uno striscione dal balcone del teatro con scritto "sul vostro concetto di sicurezza abbiamo qualche riserva". Dopo aver letto il decreto di espulsione nei confronti dei razzisti dal nostro territorio ce ne siamo andati.
E' stato importante mobilitarsi ed è stato raggiunto l'obiettivo, sulla scia dei recenti fatti di Mestre e Padova, di riuscire a contestare e a dar fastidio alla Lega in ogni occasione possibile nei nostri territori per creare un clima di nemicità nei confronti degli intolleranti.

E' di oggi la notizia leggendo i giornali che la Lega ha fatto denuncia per il furto di una bandiera della Regione Veneto. E' tutto falso, la bandiera era stata portata dai manifestanti tanto che il leone aveva il passamontagna a simboleggiare San Marcos. La bandiera del Veneto non è un'esclusiva e tantomeno un simbolo della Lega e della sua ideologia razzista e xenofoba. Comunque di seguito troverete l'articolo del Giornale di Vicenza di oggi e il comunicato degli antirazzisti scledensi, che lanciano due appuntamenti a fine mese sul tema della sicurezza. Un dibattito il 27 giugno a Palazzo Toaldi Capra, intitolato „Sicurezza? Tra politiche securitarie e violenza delle nuove destre“ e il concerto degli Assalti Frontali il 28 giugno.

CONVEGNO/1. Contro-manifestazione non autorizzata durante l’incontro al teatro Civico con esponenti di Governo

Sicurezza, blitz no global “Espulsa” la Lega Nord
«Decreto di espulsione per razzismo». In quaranta vestiti da indiani hanno tentato l’assalto alla sala
Non riuscendo a entrare hanno lanciato slogan contro il gruppo politico e la Padania.
Denunciati anche per il furto di una bandiera. La Digos sta identificando i contestatori


Mauro Sartori
I giovani della sinistra radicale consegnano ai leghisti un “decreto di espulsione dal territorio scledense per razzismo" e si beccano una denuncia per furto di una bandiera della Regione Veneto e per manifestazione non autorizzata.
Carabinieri di Schio e Digos stanno procedendo all’identificazione di una quarantina di contestatori che, camuffati in parte da indiani, l’altra sera verso le 22,30 hanno preso d’assalto il “forte Apache" padano al teatro Civico. Nella sala Calendoli era in corso un convegno sulla sicurezza cui partecipavano rappresentanti del Governo ed esponenti politici locali.
Un blitz in piena regola, con gli “indiani" fermati dalle forze dell’ordine prima dell’ingresso in sala. Da lì, non riuscendo a consegnare personalmente il “decreto di espulsione" accuratamente confezionato, hanno lanciato slogan tipo “Fuori i razzisti dal Veneto" e “La Padania non esiste", mettendosi a cantare “Me compare giacometo" per disturbare i relatori.
A replicare dai microfoni ci ha pensato il senatore Paolo Franco, che li ha bollati come «nullafacenti. Così avvalorano le nostre tesi sull’emergenza sicurezza».
Ieri la Lega ha formalizzato la denuncia contro ignoti per il furto della bandiera veneta esposta sul pennone del Civico, poi fatta sventolare da un balcone e non riconsegnata. Al furto si aggiunge l’aggravante della manifestazione non autorizzata.
È “Schio antirazzista" a rivendicare il gesto: «Una contestazione a chi, legittimato, evoca mostri, innalza il terrore e la paura. Abbiamo decretato l'espulsione della Lega per aver violato recidivamente vari articoli della nostra costituzione». Il sindaco Luigi Dalla Via: «Condanno gli atteggiamenti perché non hanno nulla a che vedere con la politica e sono la negazione del confronto democratico»


Non abbiamo parole per esprimere il senso di stupore e di rabbia mista a timore per come stia diventando pesante il clima in questo paese. E' inaccettabile che una cinquantina di persone, giovani, padri e madri, venga perseguita per manifestazione non autorizzata e furto per aver semplicemente contestato un partito politico come la Lega e il suo pacchetto sicurezza da far invidia ad uno stato totalitario.
Innanzi tutto, siamo saliti tranquillamente e la bandiera di "S.Marcos", e non di S. Marco, l'abbiamo portata noi proprio per sventolarla. Eravamo truccati da „indiani“ e volevamo consegnare ai razzisti il decreto di espulsione da questa Regione.
Cos‘abbiamo fatto di male? Aver contestato un senatore, un sindaco, un sottosegretario è reato? Forse è una norma presente nel nuovo pacchetto sicurezza?
Adesso si mira anche a criminalizzare il dissenso pacifico: il governo autoritario ritorna a far capolino, aizzato da un partito come la Lega, che di reati costituzionali ne ha commessi a valanga!
Noi siamo quei precari, quegli studenti, quei lavoratori che vogliono "vivere vivendo" e non "vivere morendo"! Siamo quelli che stanno dalla parte del debole, dell‘emarginato, di chi viene „usato“ come capro espiatorio, di chi viene „additato“ come malessere della società!
Dietro al concetto di sicurezza, che la Lega continua a sbandierare fomentando giorno dopo giorno un clima di terrore tra la gente, ci stanno razzismo e xenofobia, che contraddistinguono questo partito da anni. La Lega cerca di legittimare il rifiuto per ciò che è diverso e tutte quelle politiche che sono vere e proprie negazioni dei diritti fondamentali e universali: dai cpt al reato di clandestinità. Non dimentichiamo poi l‘emendamento sull‘uso dei militari in città , altro esempio di gestione totalitaria della società, mentre l‘emendamento „salva premier“ è un‘offesa a tutti i cittadini.
La nostra invece è una prospettiva interculturale, non limitata alla convivenza tra le culture, ma arrichita dal dialogo, dall‘interazione e dallo scambio. Nella diversità noi vediamo ricchezza!
Due pesi e due misure insomma: chi difende veramente il territorio veneto dagli stupri di questi personaggi in camicia verde viene criminalizzato, mentre loro, anche quando bloccano i lavori per la costruzione di un‘area al servizio delle comunità sinte o rom a Mestre, passano inermi sotto la fauci della giustizia, riuscendo magari a congelare qualche processo che hanno sulle spalle.
Al senatore Franco non diamo neanche risposta, ci fa quasi pena la sua ignoranza, mentre ci preoccupiamo seriamente di tutte quelle forze politiche che dovrebbero tentare di ricacciare queste ideologie xenofobe, le quali alimentano la vera insicurezza nelle città(vedi come esempio l‘assassinio di Nicola Tommasoli a Verona).
Dov‘è la democrazia quando si tenta di esprimere un dissenso e si viene criminalizzati?
La negazione della politica e della democrazia avviene quando il "Far west" tanto caro alla Lega avrà la legittimazione di estendersi nei nostri territori. Non potremmo nemmeno uscire con la faccia dalla finestra: qualcuno ci sparerà per legittima difesa!
Queste „intimidazioni giudiziarie“ evocano un effetto contrario, infatti ci stimolano ancora di più nel lavorare con chi viene emarginato e contro chi discrimina e reprime!
Lo faremo immediatamente, con un dibattito il 27 giugno al Toaldi Capra ore 20:30, dal titolo „Sicurezza? Tra politiche securitarie e violenza delle nuove destre.“ Il giorno dopo organizzeremo „la festa della socialità“ con un famoso gruppo romano: gli „Assalti Frontali" presso la zona „le fontane“ vicino alla stazione delle corriere a Schio.


Antirazzisti scledensi


   

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giovedì sera rampa da skate
capannone | 20 Maggio, 2008 12:44
giovedì sera al Capannone Sociale durante il concerto dei Sista Sekunden (ex satanic surfers) e Okkupato sarà montata all'interno una rampa da skate. Tutti gli skaters sono caldamente invitati a munirsi di skate e venire al concerto!!!  #
Tutti a casa!!!
capannone | 29 Aprile, 2008 14:26

Hanno sogmberato lo Ya Basta, ci hanno arrestato, denunciato, attaccato, hanno pure tentato di chiudere il Capannone.
Hanno venduto questa città agli americani tenendo all'oscuro la popolazione.
Hanno represso ogni forma culturale ed aggregativa a suon di ordinanze, tagli di finanziamenti alle feste rock.
Abalti, Hullweck, Sorrentino, Sartori, Conte avete perso, mentre noi siamo ancora qua.
Vi sta bene, merde!! 

 

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più di 3000 serbi in piazza domenica a Vicenza
capannone | 26 Febbraio, 2008 15:42
Domenica a Vicenza c'è stato il corteo di protesta della comunità serba nei confronti dell'indipendenza unilaterale del Kosovo caldamente sostenuta dagli Stati Uniti e anche dall'Italia. La partecipazione numerica è stata molto elevata, oltre 3000 persone, se consideriamo che la stampa locale dava l'appuntamento in giorni e posti sbagliati e che quindi si trattava di una manifestazione lanciata tramite il passaparola. Già dalle 1.30 allo stadio c'era parecchia gente. Tantissimi con le bandiere della Serbia, gente con striscioni, cartelli. Gli organizzatori sono un'associazione di promozione culturale e di elementi folcloristici serbi, che hanno subito messo in chiaro che non si trattava di una manifestazione ultranazionalistica e che si voleva anche mettere in luce la questione della più grossa base americana militare d'Europa che si trova in Kosovo. Insomma ritratti di Milosevic non si sono visti.Gli interventi dal microfono durante la manifestazione hanno rispecchiato questa impostazione e anche la questione religiosa (i serbi ortodossi subiscono attacchi da parte dei musulmani) non è mai sfociata in odio verso i musulmani. All'interno del corteo sicuramente c'erano anche persone che avevano un'impostazione ultranazionalista e di odio verso i musulmani considerati terroristi, ma in un corteo di oltre 3000 persone può esserci di tutto e non era la composizione prevalente. Il percorso del corteo è stato dallo stadio fino a Campo Marzo evitando il centro per timori di incidenti, ma la manifestazione si è svolta tranquillamente. Molto passionale e sanguigno il modo di vivere la manifestazione, tutti seguono i cori, i canti popolari dal furgone venivano cantati a squarciagola da tutti.
Per quanto riguarda gli italiani presenti, c'erano delegazioni di rifondazione, comunisti italiani e alternativa comunista riconoscibili dalle numerose bandiere portate, c'era qualcuno del presidio e qualcuno di noi, ma non in veste ufficiale. Comunque se bisogna dare una percentuale gli italiani rappresentavano forse l'1% della manifestazione.   #
fotocronaca della manifestazione
capannone | 05 Febbraio, 2008 15:46

lo striscione d'apertura della manifestazione

tra i manifestanti si nota a sorpresa la presenza di Enrico Hullweck

ad inizio manifestazione si materializza in testa al corteo la presenza di tutte le autorità cittadine, nella foto da sinistra a destra: Arrigo "Pinocchio" Abalti, il presidente della Provincia Attilio Shrek, il vicesindaco Sorrentino, il vescovo Nosiglia, il sindaco Enrico Hullweck e l'ex-presidente della Provincia Manuela Dal Lago

per poter vedere il resto della galleria fotografica cliccare sotto su "Continua"  (Continua)  #

In 200 in corteo con il presidente Attilio Shrek
capannone | 04 Febbraio, 2008 00:22

Il brutto tempo annulla la realizzazione del "carro dei potenti", ma nonostante ciò le principali "autorità" cittadine presenziano lo stesso alla nostra manifestazione. Ad aprire il corteo dietro il furgone abbiamo infatti l'assessore "Pinocchio Abalti", il vicesindaco Sorrentino con tanto di bottiglia di vino bevuta per strada (ma non aveva fatto un'ordinanza antialcool?), un Enrico Hullweck in versione dark, un'impassibile Manuela Dal Lago, il vescovo Nosiglia con un inusuale completo nero metal e soprattutto in un elegante giacca e cravatta il presidente della provincia Attilio Shrek. Dietro di loro circa 200 persone, in maggior parte studenti, ma anche qualche adulto, soprattutto del presidio. Dal furgone viene spiegato alla città cosa è stato fatto all'interno della Caserma Borghesi quando è stata occupata. Sono state spiegate le motivazioni che hanno portato a una lettera aperta con la richiesta di comodato d'uso gratuito per la realizzazione di uno spazio sociale polivalente. E' stata attaccata la Provincia per il suo rifiuto alla nostra richiesta anche perchè non si capisce se è un no alla Borghesi o un no a uno spazio sociale in generale. Poi si è ricordato che questo ente per far fare un progetto di massima ha speso 31.500 euro, quando la nostra richiesta è basata sull'autofinanziamento. Il corteo è proseguito lungo Borgo Casale arrivando davanti alla caserma. Nonostante fosse stato annunciato pubblicamente che sarebbe stata una manifestazione tranquilla, c'è stato il solito ed enorme spreco di risorse pubbliche, blindando per niente la zona, mettendo plotoni di carabinieri all'interno della caserma a non far nulla. Arrivati davanti, infatti ai due cancelli sono stati attaccati dei cartelloni che rappresentano il nostro progetto sullo stile di quelli che si trovano fuori dai cantieri. Alla fine le varie autorità locali presenti hanno ufficialmente inaugurato e ci hanno simbolicamente consegnato la caserma Borghesi con tanto di inaugurazione con il taglio del nastro da parte del presidente Attilio Shrek.

Leggi qua poi l'articolo del Giornale di Vicenza "Ci serve la Borghesi" 150 giovani in corteo

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De Gennaro commissario per i rifiuti in Campania
capannone | 09 Gennaio, 2008 03:17

Ecco come vuole risolvere in "24 ore" il Governo la vicenda rifiuti in Campania... Anche se il video fa riferimento al 5 gennaio è ben evidente l'atteggiamento delle forze dell'ordine... manganelli al contrario, pestaggi a persone a mani alzate.

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Usciti dalla caserma
capannone | 16 Dicembre, 2007 01:06
Questa sera verso le 20 il gruppo "Caserma Nowar" è uscito dalla caserma Borghesi. Sono stati tre giorni intensi. Nonostante lo stato di sporcizia, lo stabile è stato reso agibile per ospitare a dormire circa 200 persone provenienti da tutta Europa. Il vicinato non si è lamentato, anzi era incuriosito, oltre a manifestare sdegno per il fatto che un posto del genere fosse rimasto chiuso per così tanti anni. Il posto è stato anche attraversato da giovani vicentini a dimostrazione dell'esigenza sempre continua di spazi di socialità in città.  #
Report da Genova
capannone | 19 Novembre, 2007 15:54

La prima cosa da registrare è il numero di persone che è salita sul treno speciale per Genova, che purtroppo per noi da vicenza, ha fatto un giro un po' più lungo tagliando fuori appunto la stazione di Vicenza. A Bologna il treno speciale riservato solo ai manifestanti è già strapieno e questo rende già l'idea di quanta gente ci sarà poi a genova. Da vicenza tra presidio, capannone e liberazone saremo una quarantina  con alcune defezioni dovute all'incertezza dell'orario di ritorno.
Il viaggio scorre tranquillo fino a genova, arriviamo un pelo in ritardo rispetto l'orario di inizio della manifestazione. Ci immettiamo nel corteo in testa appena dopo il camion e lo striscione d'apertura "la storia siamo noi" tenuto dalla comunità san benedetto di Don Gallo, il quale dal camion saluta la folla presente a genova. La prima impressione è: c'è una marea di gente. Il colpo d'occhio è notevole: strada strapiena di gente e non si vede la fine del corteo. Facendo un sottopassaggio rimbombano i cori "genova libera" e "tutti liberi" in riferimento ai 25 sotto processo. Il corteo scorre tranquillo, dal camion suonano gli assalti e si alternano musica ed interventi. Nel frattempo un po' di volontari distribuiscono migliaia di volantini sulla manifestazione del 15 dicembre a Vicenza. Uno striscione che lancia la manifestazione è appeso in bella vista sul camion d'apertura. La manifestazione si snoda per il centro di genova fino a piazza de Ferraris dove ha sede il palazzo della regione e credo anche palazzo ducale (dove nel 2001 si è svolto il G8). Qui dal palco interventi e concerto di assalti frontali e roy paci con lancio in grande stile della manifestazione di Vicenza il 15 dicembre. Alle 11 circa riparte il treno speciale verso padova, nella quale arriviamo verso le 4.30 di notte. Qui succede qualcosa di grave. Troviamo carabinieri in tenuta antisommossa schierati nel sottopassaggio ad impedire di salire al binario 3(dove dovevamo andare per prendere il treno x Vicenza) da parte di chi è senza biglietto. I solerti e mattutini ferrovieri pretendono il pagamento del biglietto fino a Vicenza altrimenti non si parte. Noi ribadiamo che abbiamo pagato 10 euro e tornavamo dalla manifestazione e quindi dovevano farci passare. Niente da fare. Alla fine dopo aver fatto un'ulteriore colletta (molti avevano finito i soldi) riusciamo a farci fare i biglietti fino a grisignano e quindi a partire, dopo aver perso il treno delle 5.51. E' la prima volta che tornando da un corteo nazionale di notte a padova ci troviamo uno schieramento del genere per farci pagare il biglietto per Vicenza. L'arroganza di Trenitalia non ha fine...

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Sabato tutti a Genova!!
capannone | 13 Novembre, 2007 20:31

MANIFESTAZIONE NAZIONALE A GENOVA SAB 17 NOVEMBRE!!

RITROVO VICENZA STAZIONE FS ORE 8.45

PER CARLO, PER NOI, PER IL NOSTRO FUTURO

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violata l'ordinanza nonostante le prescrizioni
capannone | 05 Novembre, 2007 12:17

Sabato pomeriggio la nostra iniziativa contro le ordinanze securitarie è riuscita molto bene. Nonostante le polemiche scaturite nei giornali locali e soprattutto nonostante le prescrizioni arrivate dal questore, sabato pomeriggio i vicentini in corso Palladio hanno potuto bere uno spritz e poi un vin brulè senza problemi e senza paura di multe. Poche ore prima della manifestazione abbiamo subito un ingiusto ed assurdo provvedimento del questore che ci autorizzava il presidio con volantinaggio, ma ci vietava la distribuzione e la consumazione di bevande alcooliche. Alla fine il vin brulè e lo spritz sono stati distribuiti e consumati lo stesso. Davanti al comune erano presenti un centinaio di persone, c'è stato un volantinaggio per tutta la durata della manifestazione. Abbiamo attaccato degli striscioni (ad es. "- hullweck + cabernet, - sorrentino + vino"). Le bottiglie di spritz preparate sono state finite subito e anche il pentolone di vin brulè non è durato molto. A differenza di quanto dichiarava Sorrentino, molti passanti, soprattutto anziani, sono venuti a prendere un bicchiere di vin brulè. L'iniziativa si è svolta tranquillamente senza nessun problema a dimostrazione del fatto che questa ordinanza non serve a nulla, è solo un provvedimento che mira a creare emergenze sociali e a criminalizzare comportamenti. Nessuno che passava per il corso ha avvertito pericolo nel vedere delle persone  bersi un brulè in tranquillità. Il fatto che il sindaco dichiari che la nostra manifestazione era "gogliardia", significa che non hanno tanti argomenti politici.

ecco poi l'articolo del Giornale di Vicenza di domenica 4 novembre:

SIT-IN. Capannone sociale e Coordinamento studentesco sotto Palazzo Trissino per contestare il provvedimento della giunta

Spritz e brulé in barba a tutti i divieti
di Marco Scorzato

«Ho letto su internet che il sindaco ha proibito di consumare alcol in pubblico: è stato proprio questa la molla che mi ha spinto ad essere qui oggi». Attilio Liotto parla con un bicchiere di vin brulé in pugno. Il bicchiere proibito. «È buonissimo, complimenti a chi l’ha fatto. La multa? E cosa volete che me ne importi, a 75 anni ho altro a cui pensare. E poi con la mia pensione nemmeno la potrei pagare».
Attilio Liotto ha i capelli bianchi da un pezzo. Il vin brulé se lo sorbisce di gusto, ma non è lui ad aver organizzato il sit-in contro l’ordinanza che vieta detenzione e consumo di alcol in pubblico. La mente, e il braccio, sono quelli ben più giovani e ormai noti del Capannone sociale, insieme al Coordinamento studentesco. Noti perché da quando il Dal Molin da aeroporto è diventato “caso” sono spesso in prima fila a mettere i bastoni tra le ruote alla giunta Hüllweck. Il primo brindisi è sulla facile rima «cin-cin-no-Dal Molin». Ma stavolta, giurano, la loro battaglia al sindaco, e al vicesindaco Sorrentino, non la fanno per partito preso: «È l’ordinanza che non ha senso - dice Nicolò Veludo, del Coordinamento studentesco - Il vero degrado è questo modo di fare politica che nasconde i problemi invece di risolverli». Per Slobodan Vojvodic è un provvedimento «classista che costringe a casa chi non ha i soldi per andare a bere al bar».
Sia detto subito: era stato annunciato come un week-end da bollino rosso per l’ordine pubblico, con i tifosi del Pisa al Menti, Capannone sociale in centro in contemporanea con Rete Lilliput e con gli attivisti dell’estrema destra. Si temevano frizioni. È filato invece tutto liscio. Complici i numeri, davvero non esorbitanti, dei manifestanti. Il sit-in alcolico è stato messo in piedi da una trentina di giovanotti davanti a Palazzo Trissino. Sulle impalcature, striscioni contro la giunta. In saccoccia, 15 litri di spritz, altri 10 di vin brulé: quanto basta per allargare il convivio a qualche manciata di persone a passeggio che hanno colto l’occasione per riassaporare il “goto” in pubblico. Col gusto del proibito.
Sì, perché chi ha distribuito e consumato alcolici ha violato non solo l’ordinanza comunale, ma anche quella firmata ieri dal questore Dario Rotondi: il quale autorizzava il volantinaggio, ma «senza distribuzione e consumo di alcolici».
E le multe? Ieri non si sono viste e neppure le indentificazioni. Ma le “sorprese” potrebbero essere dietro l’angolo. Gli agenti guidati dal commissario Eduardo Cuozzo, della Digos, hanno raccolto un campione dello spritz distribuito: «Non sappiamo se è alcolico - ha spiegato -. Sarà analizzato e sottoposto all’autorità giudiziaria che procederà di conseguenza». Cioè identificazione dei trasgressori, tramite i filmati registrati dalle telecamere, ed eventuali sanzioni.
Ma già c’è chi preannuncia ricorsi: il vin brulé è alcolico o no? Riscaldandolo, l’alcol evapora, dicono i bevitori. Vuoi vedere che finirà tutto in una guerra di perizie in tribunale?
In serata, il sit-in si è incrociato con una decina di attivisti della rete Lilliput che hanno sfilato in corso Palladio per chiedere che le luminarie non vengano allestite. «Viste le polemiche - spiega Silvano Caveggion - siamo per lo spegnimento totale: si risparmiano 50 mila euro, da destinare alle famiglie».

«È soltanto goliardia, ma hanno frainteso»

«Non abbiamo reintrodotto il proibizionismo. Chi sostiene questo, ha frainteso il contenuto dell’ordinanza». Il sindaco Enrico Hüllweck è stato protagonista ieri sera sugli schermi di Rete 4, dove ha preso parte alla trasmissione “Tempi moderni” con un’intervista sull’ordinanza anti-alcol, il provvedimento del momento, per numero di imitazioni e per la contestazione di ieri davanti a palazzo Trissino.
Il primo cittadino si è inizialmente soffermato sulla sua esperienza di medico pediatra, specializzatosi in scienze dell’alimentazione con una tesi sul “Vino nell’infanzia”.
«Il consumo di alcolici in età adolescenziale - spiega - è più pericoloso perché il corpo ha più difficoltà a smaltire l’alcol. Il fenomeno è preoccupante, perché l’ebbrezza in breve diventa ubriachezza e può indurre comportamenti a rischio. Qualche giorno fa a Vicenza, dopo il corteo studentesco contro il ministro Fioroni per la reintroduzione degli esami di riparazione, sono stati segnalati alcuni ragazzi ubriachi in centro storico. Noi non vogliamo che nel branco girino certe bottiglie». Hüllweck scommette, quindi, sul messaggio sociale dell’ordinanza per le famiglie e per il mondo giovanile. In particolare, ritiene di aver fatto «un passo in avanti a tutela della sicurezza alla guida».
Tuttavia, non dimentica l’origine del provvedimento: dotare vigili e forze dell’ordine di uno strumento per intervenire su sbandati e alcolisti che si rendono molesti nei parchi, nelle piazze e nelle vie cittadine». E ai manifestanti dice: «La loro è goliardia, ma forse hanno frainteso il messaggio dell’ordinanza. Non abbiamo reintrodotto il proibizionismo, che ha sempre fallito: nei bar e in casa proprio, si può sempre bere un buon bicchiere di vino».G.M.M

 

 

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Tornare a Genova... il 17 novembre
capannone | 25 Ottobre, 2007 19:20

Al ritmo di due udienze la settimana è giunta alla conclusione la requisitoria dei Pubblici Ministeri Canepa e Canciani nel dibattimento che vede imputati 25 tra le centinaia di migliaia di manifestanti che si opposero alla illegittimità del G8 2001 a Genova.
Le richieste di condanna per i reati di devastazione e saccheggio, che comportano una pena base di otto anni, sono andate oltre ogni più nefasta previsione: un cumulo di 225 anni di reclusione, da un minimo di 6 a un massimo di 16.
A novembre toccherà alle arringhe difensive e quindi la sentenza, verosimilmente entro la fine dell’anno. Ma la gravità inaudita delle pretese dell’accusa richiede una risposta immediata.

Tornare a Genova si rende necessario. Se il processo per l’omicidio di Carlo Giuliani si è concluso con un’archiviazione e se i vari procedimenti relativi alle violenze poliziesche marciano serenamente verso la prescrizione è invece in questo tribunale che si gioca la verità storica su quelle giornate e su una stagione di conflitto sociale che lì ha le proprie radici e che è ancora lontana dall’esaurirsi. Dopo mesi di sonnolenta disamina del materiale accusatorio e di apparente equidistanza è infatti solo nelle ultime settimane che l’accusa ha svelato il proprio disegno di falsificazione, introducendo il tema della premeditazione: quella manciata di manifestanti, e nello specifico lo spezzone della disobbedienza, sono venuti a Genova a cercare lo scontro. Semplice.
Noi - quelli che c’erano e quelli che non c’erano - sappiamo che non è così.
Sappiamo che l’annunciata violazione della zona rossa si faceva forte solo di strumenti difensivi. Sappiamo che è stato necessario utilizzarli tutti e inventarsene altri sul campo per difendersi dalla violenza omicida di quattro corpi di polizia impegnati in pratiche di guerra interna: è in ragione di questa determinazione a proteggere se stessi e gli altri che un solo cadavere è stato lasciato sull’asfalto. In questa pratica si è formalizzato un diritto di resistenza che abbiamo riconosciuto come paradigma in altre lotte dell’occidente. In questa pratica si è sedimentato e continua a sedimentarsi consenso.

È contro questo consenso che si sta esercitando oggi l’azione penale. A Genova come a Cosenza, a Roma, Bologna e in tutti gli altri luoghi dove conflitto significa dinamica attiva di messa in gioco dei propri corpi. Ciò che è accaduto all’incrocio tra Via Tolemaide e Corso Torino lo sappiamo, lo abbiamo vissuto e ce lo hanno mostrato, da subito, immagini di ogni provenienza. Abbiamo sentito le registrazioni radio delle direttive dell’ordine pubblico e continuiamo da anni a chiedere che venga fatta luce sulla composizione della catena di comando per sapere a quale anello obbediva il battaglione dei carabinieri Tuscania mentre aggrediva a freddo il nostro spezzone, visto che è certificato che non obbediva alla centrale operativa.
Continueremo a farlo anche se non sarà questo processo a dircelo. Ciò non di meno questo processo ci riguarda tutti. Perché la riscrittura dei fatti e delle ragioni proposta dall’accusa non è accettabile e non si rivolge solo agli imputati. Perché l’incredibile pretesa di più di due secoli di carcerazione poggia su reati che, dopo Genova, sono stati sistematicamente contestati in numerosissime occasioni di conflitto, con particolare riferimento alle azioni contro i CPT. È un messaggio lanciato a tutte le aggregazioni in lotta, da chi ferma treni in Val di Susa a chi blocca discariche in Campania, passando per aeroporti di guerra in Veneto e lager per migranti da Gradisca a Lampedusa.
Tornare a Genova, in tanti, per quella fase cruciale del dibattimento che sarà l’elaborazione della sentenza. Come strumento di tutela del destino processuale di chi ha dato concretezza a un sentire collettivo, della definizione della verità storica prima che processuale, del patrimonio di determinazione che le sue strade e le sue piazze hanno consegnato al nostro futuro.

Liberitutti.

Aderisci all’appello: Noi, quelli di Via Tolemaide
Un appello alla mobilitazione di tutti per il 17 novembre La storia siamo noi.

Materiali Video su Copyriot Community
Blu Notte - Genova 2001, G8. Puntata del 9 settembre 2007
OP - L’ordine pubblico a Genova 2001.

Links sui processi in corso
www.processig8.org
www.supportolegale.org

 

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Report da Copenhagen
capannone | 12 Ottobre, 2007 12:01

Un sacco di persone si sono ieri radunate alle 13 a Copenhagen davanti alla Nørrebrohallen, da dove Aktion G13 sarebbe partita, azione lanciata ai primi di Agosto con l’intenzione di occupare una nuova Ungdomshus dopo lo sgombero di Marzo e farlo pubblicamente, avendo dichiarato quando e quale posto si sarebbe occupato. Eravamo giá diverse migliaia quando un inaspettato furgone travestito da vascello pirata con musica dal vivo e bandiere col Jolly Roger é arrivato da Christiania seguito da un corteo di un migliaio di persone.

L’alto livello di organizzazione dell’evento é stato subito chiaro a tutti: 4 furgoni di colori differenti (azzurro, giallo, verde e rosso) guidavano 4 grandi gruppi di manifestanti "attivi", con diversi ruoli, strategie e obiettivi. La strategia "delle 5 dita" del G8 di Rostock era la dichiarata ispirazione. In fondo al corteo il vascello di Christiania con manifestanti meno attivi e famiglie. Altre 12 manifestazioni sono partite alla stessa ora in altre cittá della Danimarca, per tenere forze di polizia occupate in altri posti e quindi lontane da Copenhagen. (Continua)  #

Programma ottobre/novembre
capannone | 09 Ottobre, 2007 13:20

Sabato 13 ottobre
EAST RODEO (psicadelie balcaniche da Padova)

Sabato 20 ottobre
FESTA STUDENTESCA

Mercoledì 31 ottobre
GRAN RITORNO DEI CSCH + Thee STP e PAY

Sabato 3 novembre
SETTIMO PARAGRAFO Release album party

Sabato 10 novembre
REGGAE NIGHT con BOMCHILOM SOUND and guests

Venerdì 16 novembre
TOGNAZI FESTIVAL

Sabato 17 novembre
TOGNAZI FESTIVAL
 

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