Il Capannone Sociale a fine maggio chiuderà. Sin dall'inizio sapevamo
che non sarebbe stata un'esperienza eterna, ma una fase di passaggio
verso qualcos'altro.
Venivamo da tre anni di lotta per gli spazi caratterizzati da svariate
occupazioni, manifestazioni, presidi, cariche della polizia, arresti e
tante denunce penali. Avevamo anche presentato un progetto di spazio
polivalente autogestito, ma l'amministrazione comunale ce lo bocciò.
L'unica soluzione per poter realizzare il nostro sogno fu quindi quella
di affittare un capannone in zona industriale e trasformarlo in un
luogo di socialità.
E' stata una sfida enorme, che a distanza di quattro anni possiamo
tranquillamente dire di aver vinto: 200 concerti dal vivo; 418 bands
sia vicentine che italiane ed internazionali; festival di etichette
indipendenti; fiera del disco; festival di cortometraggi; cineforum e
rassegne cinematografiche; reading di poesie; spettacoli teatrali;
musica classica; spettacoli di danza; mostre fotografiche; esposizioni
artistiche; dibattiti con ospiti provenienti da tutto il mondo
(Palestina, Brasile, Messico); apertura di studi radiofonici;
degustazioni di vino; gare di cucina creativa; feste multietniche;
mercatino studentesco dei libri scolastici.
Non chiudiamo quindi, perchè abbiamo fallito, ma perché vogliamo aprire
qualcosa di nuovo e più ambizioso.
Riteniamo che, pur essendo stati per quattro anni l'unico spazio
sociale e di democrazia in città, il Capannone non risolva il problema
della socialità giovanile nel suo complesso, infatti ha colmato per
tutto questo tempo solo una parte del vuoto creato dalla coppia
Hullweck-Abalti. Questo per motivi strutturali e di collocazione
geografica: in zona industriale è difficile creare un centro vissuto
anche nel quotidiano, oltre che nella socialità serale/notturna.
Inoltre non nascondiamo che, se vuoi gestire un posto slegato dalle
logiche del business e del mercato, non si può andare avanti a pagare
2000 euro di affitto più tutte le varie spese. In quattro anni per
mantenere il Capannone abbiamo speso oltre 200.000 euro e ora non è più
sostenibile, soprattutto perchè quello che abbiamo fatto, in altre
città o viene finanziato o almeno viene riconosciuto come importante
esperienza sociale e quindi valorizzata con la concessione di spazi
adeguati.
Abbiamo in mente un progetto ambizioso che sappia unire cultura,
socialità, musica e sport. A Vicenza mancano spazi di socialità e di
ritrovo, che non siano i soliti bar e la piazza o il parchetto del
quartiere. Mancano spazi dove poter dar sfogo alla propria creatività,
dove potersi esprimere liberamente nel campo musicale, artistico e
culturale. Basta pensare alle sale prove quasi tutte a pagamento, ai
sempre meno corsi di teatro, alla difficoltà di poter esporre le
proprie opere. Per non parlare poi dello sport: non ci sono spazi dove
poter giocare a calcio, basket, pallavolo oppure fare palestra al di
fuori delle logiche agonistiche o economiche.
Per queste ragioni vogliamo aprire un percorso, dove ci venga prima di
tutto riconosciuto il lavoro di questi anni e poi di conseguenza
concesso, da parte della nuova amministrazione comunale, uno SPAZIO
AUTOGESTITO IN COMODATO D'USO GRATUITO per poter concretizzare questo
ennesimo sogno.
"QUELLO CHE NOI ABBIAMO E' QUELLO CHE SI SIAMO PRESI E QUELLO CHE CI SIAMO PRESI E' SOLO UNA PICCOLA PARTE DI QUELLO DI CUI ABBIAMO BISOGNO"
CAPANNONE SOCIALE
Prossimi Appuntamenti:
SABATO 31 MAGGIO
Banchetto alla Festa della Creatività in Campo Marzo con presentazione
delle nostre idee e progetti e raccolta suggerimenti e proposte per la
conquista di un nuovo spazio sociale in città
SABATO 31 MAGGIO e DOMENICA 1 GIUGNO
Due giorni di FESTONE DI CHIUSURA
Sabato 31 Maggio: TOGA PARTY a base di TRASH NIGHT
Domenica 1 giugno: GRAN FINALE con SKARFACE in concerto!!!
ieri mattina Attilio Schneck ha risposto negativamente alla richiesta della Caserma Nowar di concedere in comodato d'uso gratuito la Caserma Borghesi, perchè c'è già un progetto di costruzione di una cittadella universitaria con mense, alloggi, sale prove. Alla risposta viene allegata una bozza di relazione progettuale di 8 pagine sulla destinazione d'uso della Borghesi, risalente al 2005, preparata da uno studio di Conegliano. Questa "consulenza" è costata alla Provincia 31.500 euro!!! Avete capito bene 31.500 per preparare un progettino sull'area. In questa relazione è interessante il fatto che in vari punti si accenna alla mancanza di spazi di ritrovo per i giovani e di luoghi dove poter provare, registrare e suonare a costi accessibili. Noi non ci arrendiamo, chiediamo lo stesso un incontro con la Provincia, dove vogliamo lanciare una sfida: dateci la Caserma Borghesi fino all'inizio dei lavori!
Ecco il comunicato della Caserma Nowar:
Il presidente della Provincia
Attilio Schneck oggi ha risposto alla nostra lettera aperta, rifiutando
la nostra proposta di concessione d’uso gratuito della caserma
Borghesi, perchè "il sito è da tenersi in piena disponibilità di questa
Provincia per la realizzazione delle opere previste". Infatti oltre
alla risposta è allegata una bozza di relazione progettuale sulla
trasformazione della Caserma in una cittadella universitaria con tanto
di mensa, alloggi, bar, sala studio, area sportiva. Ci troviamo di
fronte di conseguenza ancora nella fase di studio di progetti e ricerca
di finanziamenti, come ha dichiarato l’assessore Galvanin alla stampa
nei giorni scorsi.
In poche parole sia la risposta di Schneck che
le dichiarazioni di Galvanin fanno parte di un copione di un film ormai
visto troppo volte in questi anni. Quando un gruppo di giovani solleva
la problematica sugli spazi sociali, individuando dei luoghi
abbandonati da anni, improvvisamente emergono progetti e lavori di
imminente inizio su quell’area. E’ una storiella che non ci incanta
più. Sono troppi gli esempi in questa città che lo dimostrano: l’ex
Siamic in via Verdi di proprietà provinciale nel lontano 2002 doveva
diventare un albergo a cinque stelle ed è ancora abbandonato. Per non
parlare poi di tutte le promesse in pompa magna dell’assessore comunale
"Pinocchio" Abalti, ora anche consigliere provinciale. Il complesso
della Rocchetta nel 2003 doveva diventare il centro (commerciale)
giovanile, poi la sede della Circoscrizione 1, poi la sede degli
Alpini, ma è tutt’ora lasciata all’abbandono più totale. E
l’ex-Lanerossi ai Ferrovieri, che doveva diventare un centro di sale
prove? Sta crollando da solo. E la necessità di promuovere spazi
aggregativi nelle singole circoscrizioni di cui se ne parlava nel 2004?
Nessuno ne sa più nulla. Questa è la realtà e noi alle parole invece
rispondiamo coi fatti. Abbiamo dimostrato concretamente come può essere
utilizzata quell’area ed è per questo che lanciamo una "sfida"
all’amministrazione provinciale. Se è vero che non volete concederci la
Caserma Borghesi solo perchè c’è già un altro progetto, chiediamo una
concessione in comodato d’uso gratuito temporanea fino all’inizio dei
lavori di realizzazione della cittadella universitaria in modo tale che
già da subito sia restituita alla città.
Chiediamo ufficialmente di
conseguenza un incontro nel più breve tempo possibile per discuterne di
persona e non solo tramite lettere.
Se ci sarà un rifiuto anche a
questa richiesta, vuol dire che quella del "sito già destinato ad altri
progetti" è solo una scusa dietro la quale nascondere la volontà
politica di non voler affrontare pubblicamente la questione degli spazi
sociali in città.
Caserma No War
Dal 13 al 16 dicembre 2007 abbiamo liberato e fatto rivivere dopo 10 anni di abbandono l'ex Caserma Borghesi a Borgo Casale. Per tre giorni l'abbiamo trasformata in un ostello dove hanno dormito più di 200 persone, dove abbiamo aperto una piccola osteria e la domenica si è svolto un partecipatissimo pranzo sociale.
In quel fine settimana abbiamo visto l'incredibile potenziale che le persone di questa città possono esprimere. Per tre giorni donne ed uomini di ogni età hanno attraversato uno spazio, dove ci si poteva confrontare, socializzare ed esprimere liberamente.
Siamo stufi di giunte comunali e provinciali che tanto progettano e promettono per i giovani e poi non concretizzano nulla. Noi crediamo che lo spazio dell'ex Caserma Borghesi, in pieno centro storico abbandonato da più di 10 anni, sia il posto giusto per ospitare dei progetti di socialità, cultura, dibattito e sport...
ED E' PER QUESTO CHE CI OFFRIAMO COME VOLONTARI PER AUTOGESTIRE UNO SPAZIO DI CUI LA CITTA' SENTE IL BISOGNO.
LA CASERMA BORGHESI DEVE ESSERE RESTITUITA ALLA CITTA' SUBITO!!
Ecco di seguito i link agli articoli del Giornale di Vicenza usciti in questi giorni:
"Dateci la Borghesi e sarà un centro sociale" 30/01/08
Spazi sociali all'ex Borghesi? Sabato un corteo 29/01/08
MARTEDI' 29 GENNAIO: INCURSIONE IN CONSIGLIO PROVINCIALE
ieri pomeriggio in circa una trentina siamo andati in Consiglio Provinciale per la questione della caserma Borghesi, che abbiamo occupato durante la tre giorni europea. Nonostante dei tenui tentativi di non farci entrare da parte della polizia provinciale e "ammonizioni" del tipo "entrate, ma non esponete striscioni", siamo andati su e abbiamo facilmente riempito la zona "pubblico", che per la cronaca è composta da un angolino con 5 sedie.... Abbiamo quindi esposto uno striscione con scritto "l'ex Caserma Borghesi va restituita alla città subito", dando un po' di brio e novità al solito rituale dei consigli, dove i primi ad annoiarsi da morire sono i consiglieri stessi. Segnalo che c'era Abalti tra i vari consiglieri. Dopo le domande d'attualità, ha preso la parola Collareda, capogruppo dell'Ulivo in Provincia e ha chiesto se potevamo consegnare una lettera aperta a Schneck. La cosa è avvenuta senza problemi, quindi, una volta consegnata la lettera aperta alla Provincia dove si chiede in sintesi la concessione in comodato d'uso gratuito della caserma, abbiamo lasciato l'aula.
LETTERA APERTA DELLA "CASERMA NOWAR"
Al presidente della Provincia Attilio Schneck,
Alla Giunta Provinciale di Vicenza,
Al Consiglio Provinciale di Vicenza,
siamo un gruppo di giovani, studenti medi ed universtiari, precari o
lavoratori, che la sera del 13 dicembre 2007 hanno liberato e
riconsegnato alla città temporaneamente l'ex-Caserma Borghesi,
trasformandola in "Caserma Nowar". Un'enorme area, abbandonata da oltre
10 anni, in meno di 24 ore è stata pulita, sistemata ed adibita ad
ostello per accogliere i manifestanti che venivano da tutta Europa
durante la tre giorni di mobilitazioni contro il Dal Molin. E' stata
creato anche un piccolo bar/osteria e la domenica pomeriggio c'è stato
anche un partecipatissimo pranzo sociale. Abbiamo dato un piccolo
assaggio di quello che potrebbero offrire gli edifici della Borghesi se
restituiti alla città.Oltre alle 200 persone che hanno dormito
all'ostello, donne e uomini vicentini di ogni età hanno attraversato
questo spazio di socialità, esprimendo un po' tutti il fatto che non
utilizzare quell'area è uno spreco enorme per tutta la città.
Vicenza offre gran poco per i giovani (e meno giovani). Mancano spazi di
socialità e di ritrovo, che non siano i soliti bar e la piazza o il
parchetto del quartiere. Mancano spazi dove poter dar sfogo alla propria
creatività, dove potersi esprimere liberamente nel campo musicale,
artistico e culturale. Basta pensare alle sale prove quasi tutte a
pagamento, ai sempre meno corsi di teatro, alla difficoltà di poter
esporre le proprie opere. Per non parlare poi dello sport: non ci sono
spazi dove poter giocare a calcio, basket, pallavolo oppure fare
palestra al di fuori delle logiche agonistiche o economiche.
Mancano posti dove i giovani siano protagonisti attivi in prima persona,
dove quindi non siano consumatori passivi di un prodotto preconfezionato
da altri. Uno spazio dove si possa sviluppare l'autogestione, che non
signfica altro che poter confrontarsi, partecipare, prendere decisioni
condivise autonomamente, assumersi responsabilità e a volte anche
sbagliare, in poche parole crescere individualmente, ma anche
collettivamente.
Ma l'ex-caserma Borghesi per la sua estensione e per la sua posizione
strategica in centro cittadino può fornire tutta una serie di servizi
non solo per i giovani, ma anche per il quartiere e il resto della
cittadinanza. Si possono organizzare laboratori ed attività per bambini,
doposcuola, corsi di computer gratuiti, cineforum, tornei non
competitivi, osteria a prezzi sociali, sportelli informativi, progetti
di integrazione ed accoglienza verso chi è senza casa.
In questi anni le varie amministrazioni locali si sono riempite la bocca
di progetti di partecipazione, cittadinanza attiva e proposte per i
giovani. Si è parlato di centri giovanili, sale prove, ma niente di
tutto questo è stato mai realizzato, anzi quel poco che c'era è stato
piano piano cancellato o "tagliato" dal bilancio, perchè magari scomodo
o poco compatibile.
Il nostro gruppo è composto da persone che provengono da esperienze di
autogestione di spazi sociali e circoli culturali, di lavoro all'interno
di cooperative sociali, di contatto quotidiano con l'universo giovanile,
di partecipazione a progetti di promozione sociale, di volontariato con
i bambini e con gli stranieri, di servizio civile volontario. Ci siamo
resi conto che è necessaria ed urgente la creazione di uno spazio che
viva la socialità nella quotidianità, che superi la logica dello sballo
e del divertimento sfrenato e a tutti i costi del sabato sera. Crediamo
che la "Borghesi" sia proprio il posto giusto. Siccome riteniamo che sia
un grandissimo spreco lasciarla al più totale degrado ed abbandono visto
che al momento non c'è nessun progetto concreto, noi ci offriamo come
volontari per risistemare ed autogestire uno spazio polivalente di cui
la città sente il bisogno. Noi un'idea di come utilizzare quell'area ce
l'abbiamo già. Infatti ci piacerebbe realizzarci dentro:
- laboratorio multimediale (internet point gratuito, creazione video)
- laboratorio artistico (pittura, scultura, writing)
- sala prove per gruppi musicali vicentini
- sala dibattiti/spettacoli (teatro e musica)
- palestra popolare, campo da calcetto e da basket
- cineforum
- osteria sociale
- sportelli di consulenza legale
- studi radio
Intendiamo portare avanti tutto ciò secondo tre principi fondamentali:
l'autorecupero, l'autogestione e l'autofinanziamento. Per essere più
espliciti vogliamo dire che non vi chiediamo nemmeno un euro, ma
esclusivamente la concessione del posto.
QUINDI VI CHIEDIAMO, IN QUANTO PROPRIETARI DELL'AREA, CHE LA CASERMA
BORGHESI CI VENGA ASSEGNATA IN COMODATO D'USO GRATUITO PER REALIZZARCI
UNO SPAZIO SOCIALE AUTOGESTITO E POLIVALENTE IN MODO TALE CHE QUELL'AREA
VENGA UNA VOLTA PER TUTTE RESTITUITA ALLA CITTA'.
Aspettiamo una vostra risposta a breve, perchè Vicenza ha urgente
bisogno di spazi sociali....
GRUPPO
CASERMA NOWAR
Lo ammettiamo. E’ vero, non
abbiamo lasciato la caserma Borghesi come l’abbiamo trovata. Infatti
quando siamo entrati abbiamo portato via parecchi cadaveri di uccelli
morti, abbiamo sporcato il pavimento che da grigio scuro (a causa di
uno strato decennale di polvere) è ritornato bianco dopo una serie di
lavaggi, abbiamo reso funzionanti dei bagni. Speriamo poi che ci
scuserete se ci siamo dimenticati di aggiustare le porte rotte e
cancellare i graffiti della "squadra tigre" e della "squadra aquila"
all’entrata delle camerate, dove dormivano i militari in servizio di
leva. Bisogna aver coraggio a definire come "sporco" l’essersi
dimenticato qualche lattina e cartaccia per terra o qualche coperta
dentro nelle stanze di fronte al vergognoso stato di abbandono e
degrado in cui abbiamo trovato la caserma. Il nocciolo della questione
è sempre lo stesso: non si possono lasciare posti del genere a marcire
per anni.
Un’area così grande, se restituita alla città può
esprimere delle potenzialità enormi. La Provincia, invece di perdere
tempo in assurde perizie per stabilire i presunti danni fatti da noi,
dovrebbe chiedere scusa alla città per averla lasciata chiusa per così
tanti anni.
Casualmente dopo la nostra liberazione temporanea si
scopre che l’ex-Borghesi diventerà un residence universitario, ma
quando? Noi ci crediamo poco, abbiamo la netta sensazione che questo
spazio rimarrà vuoto per tanti anni, un po’ come l’ex-Siamic (sempre di
proprietà della Provincia) che ancora cinque anni fa doveva diventare
un hotel a cinque stelle e ad oggi non si hanno ancora notizie sul suo
futuro. La caserma Borghesi va restituita e riaperta alla città subito.
Noi ci offriamo immediatamente come volontari, perchè Vicenza ha
urgente bisogno di spazi di socialità e di accoglienza e noi un po’ di
progetti ed idee da realizzare ce li abbiamo già.
GRUPPO CASERMA NOWAR
sotto una foto emblematica delle condizioni in cui è stata trovata la caserma al momento dell'occupazione
Vicenza in questi giorni ospiterà una tre giorni di mobilitazione europea, che vedrà arrivare da tutta Italia e dall'Europa centinaia di persone. Da parte delle istituzioni è stato costruito un clima di chiusura della città di fronte a questo evento. Alle richieste di concessioni di spazi adeguati a garantire l'ospitalità dei manifestanti, il Comune e la Provincia di Vicenza non si sono minimamente degnati di rispondere.
Per fortuna che in questa città non tutti la pensano così. C'è chi pensa che una città basata sui valori dell'accoglienza e della pace sia possibile. Per questa ragione abbiamo liberato temporaneamente per questi giorni l'ex-caserma Borghesi, abbandonata ed inutilizzata da anni, per trasformarla in un ostello per tutti i manifestanti che arriveranno a Vicenza in questi giorni. Abbiamo scelto una ex-caserma militare, perchè ci piace l'idea di una città meno militarizzata senza basi di guerra. Pensiamo che uno spazio militare se riconvertito ad uso civile sia molto più vivo ed utile per tutta la città ed abbiamo intenzione di dimostrarlo in questi giorni.
CASERMA NOWAR
Via Borgo Casale 49, vicino alla Stadio, dietro all'Hotel Continental
VENERDI' 9 NOVEMBRE 2007
SCIOPERO GENERALIZZATO CONTRO LA PRECARIETA'
MANIFESTAZIONE A VENEZIA ore 10.30 P.ZZLE ROMA
RITROVO A VICENZA ORE 9.30 STAZIONE FS
Contro la precarietà, per il reddito per tutt@
Contro la militarizzazione dei territori e le grandi opere, per la salvaguardia dei beni comuni
Contro la criminalizzazione di chi lotta, per un altro mondo possibile
Contro chi vuole farci lavorare per tutta la vita
Per il diritto alla mobilità e per la libera circolazione di ogni essere umano
Dopo avere assistito allo scontato esito della consultazione-truffa indetta dai sindacati confederali per legittimare una intesa con la quale si sono premiati gli industriali e nulla è stato fatto contro la precarietà, è necessario ripartire dal basso, dai bisogni di milioni di precari per rimettere in moto percorsi di lotta a partire dai territori.
Con l’accordo sul welfare si è aumentata l’età pensionabile e con la revisione dei coefficienti, le pensioni saranno sempre più da fame; sulla legge 30 verrà abrogato solo il lavoro a chiamata e rimane inalterato l’intero impianto dei contratti a termine e della somministrazione di lavoro; con il part-time verrà data ancora più libertà alle aziende di cambiare a piacimento il turno e verranno utilizzati i co.co.pro, con un aumento della contribuzione, per finanziare la riforma dello scalone; inoltre, con lo sgravio della tassazione sugli straordinari si incentiva ancora di più l’uso di questo strumento.
Tutto questo si coniuga nei territori con politiche di devastazione ambientale, di esclusione sociale e di militarizzazione della società. Sia a livello governativo nazionale, sia a livello locale, è sempre più difficile distinguere la colorazione delle coalizioni che governano le nostre città. Ma a fronte di tale situazione, molte realtà sociali stanno cercando di opporsi a queste politiche: a partire dalle migliaia di comitati, sorti un po’ ovunque, dal nord al sud, dall’est all’ovest, si stanno delineando importanti movimenti, non solo di resistenza contro le scelte criminali di questo Governo – vedi solo la lotta contro il progetto TAV o contro la costruzione dell’aeroporto Dal Molin - ma anche che rivendicano una nuova progettualità di vita per tutti.
Appuntamenti in stazione per il diritto alla mobilità:
- Verona 8.45
- Vicenza 9.30
- Padova 9.45
- Treviso 9.00
- Monselice 8.30
Aldo Bianzino e la sua compagna
Roberta il 12 ottobre sono stati arrestai nei pressi di Perugia con
l’accusa di possedere e coltivare alcune piante di marijuana.
Trasferiti
il giorno dopo al carcere di Capanne, sono separati. Roberta condotta
in cella con altre donne, Aldo, in isolamento. Da quel momento Roberta
non vedrà più il suo compagno lasciato in buone condizioni di salute.
La mattina seguente, domenica 14 ottobre alle 8.15, la polizia
penitenziaria entrata nella cella, trova Aldo agonizzante che poco dopo
muore. Immediatamente la ex moglie, la compagna, i figli e gli amici si
mobilitano per fare chiarezza su questa ingiusta morte chiedendo verità
e giustizia perchè di carcere non si può morire!
Di fatto dopo un
goffo tentativo di insabbiamento da parte delle autorità carcerarie (le
prime indiscrezioni sulle cause della sulla morte si riferivano ad un
improbabile infarto) famiglia e amici vengono a sapere che
dall’autopsia risulta che Aldo è stato vittima di un vero e proprio
pestaggio, il corpo infatti presentava una frattura alle costole, gravi
lesioni al fegato, alla milza e al cervello.
Aldo Bianzino è morto ormai da più di due settimane.
Se il silenzio delle istituzioni e dei rappresentanti della politica,
dei cosiddetti garanti della nostra sicurezza sociale è assordante, a
Perugia si è costituito un Comitato "Verità per Aldo" che ha deciso di
prendere "posizione", di prendersi "spazio e voce". Di raccontare ed
agire.
Perché è solamente questa la strada che può condurre ad
una verità, che non è una "verità giudiziaria", ma una "verità
trasparente", che smascheri chi tenta di insabbiare e che allo stesso
tempo difenda le nostre esistenze e le nostre pratiche da abusi,
repressioni e pestaggi, "venduti" come atti di legalità.
Una verità
che vuole arrestare le aggressioni proibizioniste, disattivare le
dinamiche di esclusione e di controllo sui corpi, disinnescare le
“paranoie” securitarie che non sono altro che lo strumento attraverso
il quale viene indirizzata verso alcuni soggetti, identificati nella
figura del migrante, del lavavetri, del writer, del vagabondo, quella
carenza di sicurezza che ha invece nell’intermittenza di reddito, nella
precarietà della vita, nella incertezza massificata il suo nodo
centrale.
L’ondata securitaria, che la governance locale sta da
tempo sperimentando in pressoché tutte le città italiane e che da pochi
giorni è diventata un indirizzo politico governativo, cerca di colpire
quei comportamenti eccedenti che riescono a sottrarsi dai meccanismi di
valorizzazione e profitto che regolano le nuove forme della produzione,
localizzata da tempo non più nella fabbrica, ma in tutto lo spazio
metropolitano.
Autoprodurre canapa, scaricare o condividere film o
musica, fotocopiare libri e diffondere orizzontalmente sapere,
riversare la propria creatività su un muro cittadino. Sono questi i
modi di sottrarre valore ed utilizzarlo per sé o per socializzarlo. E
sono questi i comportamenti che vengono perseguiti. In una parola,
viene criminalizzata la "normalità", la quotidianità: è questo il
passaggio fondamentale che connota tutta la storia del potere in questi
anni.
Se la dimensione biopolitica del potere controlla e colpisce
la quotidianità, la sua macchina repressiva muove guerra a quella
quotidianità che si è fatta movimento e che, soprattutto da Genova in
poi, ha rivendicato il suo diritto al reddito, ad una vita
non-precaria, ad un mondo non più sotto il controllo della guerra
globale permanente, a nuove forme di partecipazione e cittadinanza
attiva, ad una democrazia reale.
Un movimento che parte da Genova e
che tornerà a Genova perché è qui che il potere ha sferrato il suo
attacco più brutale e feroce ed è qui che sta rivelando e rivendicando
questa sua natura, con la richiesta dei p.m. genovesi di 224 anni
complessivi agli imputati per i fatti del G8.
Ma chi pensa di
annientarci credendo di trovare di fronte un blocco monolitico e
friabile si sta sbagliando. Noi siamo fluidi e plastici, sappiamo
rispondere velocemente. E lo facciamo innanzitutto riprendendoci le
piazze e le strade delle nostre città, invadendo quei luoghi della
nuova produzione, stupendamente fastidiosi.
Lo faremo il 9 novembre
in tutte le città italiane con lo sciopero sociale, il 10 a Perugia per
chiedere la verità su Aldo e per demolire i securitarismi, il 17 a
Genova per tutti noi.
Sabato 10 Novembre ore 14 a Perugia
Manifestazione Nazionale
Link
http://veritaperaldo.noblogs.org/
CSOA ExMattatoio
Perugia
SABATO 3 NOVEMBRE 2007
PRESIDIO CONTRO L’ORDINANZA COMUNALE SUGLI ALCOOLICI
VICENZA CORSO PALLADIO davanti a PALAZZO TRISSINO dalle 17.30
UN APERTIVO CONTRO I DIVIETI E LE ORDINANZE SECURITARIE!
In questo periodo molte amministrazioni comunali stanno facendo "a gara" a chi sforna più provvedimenti securitari possibili contro il degrado e per aumentare il decoro delle nostre città. Improvvisamente lavavetri, mendicanti, prostitute, barboni, writers, rom, immigrati, giovani che bevono un aperitivo in piazza diventano emergenza sociale e di conseguenza vanno repressi, cacciati dalla vista dei cittadini. L’ultima trovata è quella della coppia Hullweck-Sorrentino, che con un’ordinanza hanno vietato di detenere e consumare sostanze alcooliche in tutti gli spazi pubblici comunali (strade, parchi,etc..) ad eccezione degli spazi adiacenti ai bar e ai locali pubblici.
A dire la verità questa giunta non è nuova a provvedimenti del genere, basta ricordare le ordinanze contro i bivacchi a campo marzo, contro i mendicanti, la chiusura dei call center e la repressione degli spazi sociali. Questa ossessione per il decoro e per la "città vetrina" mira a spostare i problemi o a nasconderli dalla vista dei cittadini, ma non li risolve di certo. Inoltre crea ad arte dei nuovi "pericoli sociali" da reprimere e con cui giustificare più proibizionismo e controllo. In una città tra le più inquinate d’Italia, dove vogliono costruire la base militare straniera più grande d’Europa e dove si fa fatica ad arrivare a fine mese, l’emergenza non è certo rappresentata da chi beve una birra per strada o al parco.
Siamo stanchi di questa continua criminalizzazione di sempre più comportamenti sociali, come non possiamo accettare la presenza dei cani antidroga fuori e i controlli delle forze dell’ordine dentro le scuole superiori. Si tratta di un’iniziativa ispirata da un’idea reazionaria e autoritaria aliena da ogni logica di prevenzione e di riduzione del danno che tutti hanno il dovere di rigettare con indignazione, perchè in una scuola circolano saperi, non criminali. L’idea che i luoghi di formazione, crescita, confronto e critica siano presidiati, controllati e perquisiti dalle forze dell’ordine ci spaventa, non perchè non ci si potrà più fumare le "canne" a scuola(come molti potrebbero pensare), ma perchè si vuole introdurre anche negli istituti superiori la mentalità da "Grande Fratello", ossia la volontà di controllare ovunque i tuoi movimenti, le tue relazioni con gli altri. Avvengono così inaccettabili monitoraggi e valutazioni compiuti in base ad atteggiamenti, quindi altamente pregiudiziali e contrari ad ogni etica pedagogica di crescita e formazione, che dovrebbero essere centrali all’interno delle scuole.
Per queste ragioni abbiamo organizzato un presidio SABATO 3 NOVEMBRE a partire dalle ore 17.30 in CORSO PALLADIO davanti all’entrata di PALAZZO TRISSINO per offrire alla cittadinanza un apertivo e quindi violare tutti assieme e pubblicamente l’ordinanza comunale di Sorrentino che vieta di bere alcoolici nel territorio comunale. E’ ora di dire basta al proibizionismo, al controllo e a tutte queste logiche securitarie!!
CAPANNONE SOCIALE, COORDINAMENTO STUDENTESCO VICENZA
Giovedì 25 Ottobre ore 21.00 - Cso Pedro, per costruire insieme la giornata di sciopero generalizzato del 9 novembre
Dopo avere assistito allo
scontato esito della consultazione-truffa indetta dai sindacati
confederali per legittimare una intesa con la quale si sono premiati
gli industriali e nulla è stato fatto contro la precarietà, è
necessario ripartire dal basso, dai bisogni di milioni di precari per
rimettere in moto percorsi di lotta a partire dai territori.
Con l’accordo sul welfare si è aumentata l’età
pensionabile e con la revisione dei coefficienti, le pensioni saranno
sempre più da fame; sulla legge 30 verrà abrogato solo il lavoro a
chiamata e rimane inalterato l’intero impianto dei contratti a termine
e della somministrazione di lavoro; con il part-time verrà data ancora
più libertà alle aziende di cambiare a piacimento il turno e verranno
utilizzati i co.co.pro, con un aumento della contribuzione, per
finanziare la riforma dello scalone; inoltre, con lo sgravio della
tassazione sugli straordinari si incentiva ancora di più l’uso di
questo strumento.
Tutto questo si coniuga nei territori con politiche di
devastazione ambientale, di esclusione sociale e di militarizzazione
della società. Sia a livello governativo nazionale, sia a livello
locale, è sempre più difficile distinguere la colorazione delle
coalizioni che governano le nostre città. Ma a fronte di tale
situazione, molte realtà sociali stanno cercando di opporsi a queste
politiche: a partire dalle migliaia di comitati, sorti un po’ ovunque,
dal nord al sud, dall’est all’ovest, si stanno delineando importanti
movimenti, non solo di resistenza contro le scelte criminali di questo
Governo – vedi solo la lotta contro il progetto TAV o contro la
costruzione dell’aeroporto Dal Molin - ma anche che rivendicano una
nuova progettualità di vita per tutti.
A partire dal variegato mondo che ha dato vita
all’assemblea di Roma del 7 ottobre e al Patto contro la Precarietà, si
tratta di declinare, a livello regionale la proposta di costruire la
giornata del 9 novembre. Giornata che vuole essere di sciopero per i
lavoratori e per gli studenti, ma che deve cercare anche di interagire
con le problematiche del vivere sociale, per costruire in Veneto
un’esperienza concreta di sciopero generalizzato che veda la
mobilitazione di tanti mondi di soggetti diversi, riunificati nella
battaglia contro la precarietà, che non è riducibile semplicemente ad
un dato lavorativo o di reddito.
Su questi presupposti, come Cso Pedro
facciamo appello a tutte le realtà del Veneto di partecipare
all’assemblea del 25 ottobre ore 21 al Cso Pedro via Ticino 5 a Padova
nella quale decideremo le modalità di costruzione della giornata del 9
novembre.
Cso Pedro





