Sabato pomeriggio la nostra iniziativa contro le ordinanze securitarie è riuscita molto bene. Nonostante le polemiche scaturite nei giornali locali e soprattutto nonostante le prescrizioni arrivate dal questore, sabato pomeriggio i vicentini in corso Palladio hanno potuto bere uno spritz e poi un vin brulè senza problemi e senza paura di multe. Poche ore prima della manifestazione abbiamo subito un ingiusto ed assurdo provvedimento del questore che ci autorizzava il presidio con volantinaggio, ma ci vietava la distribuzione e la consumazione di bevande alcooliche. Alla fine il vin brulè e lo spritz sono stati distribuiti e consumati lo stesso. Davanti al comune erano presenti un centinaio di persone, c'è stato un volantinaggio per tutta la durata della manifestazione. Abbiamo attaccato degli striscioni (ad es. "- hullweck + cabernet, - sorrentino + vino"). Le bottiglie di spritz preparate sono state finite subito e anche il pentolone di vin brulè non è durato molto. A differenza di quanto dichiarava Sorrentino, molti passanti, soprattutto anziani, sono venuti a prendere un bicchiere di vin brulè. L'iniziativa si è svolta tranquillamente senza nessun problema a dimostrazione del fatto che questa ordinanza non serve a nulla, è solo un provvedimento che mira a creare emergenze sociali e a criminalizzare comportamenti. Nessuno che passava per il corso ha avvertito pericolo nel vedere delle persone bersi un brulè in tranquillità. Il fatto che il sindaco dichiari che la nostra manifestazione era "gogliardia", significa che non hanno tanti argomenti politici.
ecco poi l'articolo del Giornale di Vicenza di domenica 4 novembre:
SIT-IN. Capannone sociale e Coordinamento studentesco sotto Palazzo Trissino per contestare il provvedimento della giunta
«Ho letto su internet che il sindaco ha proibito di consumare alcol in
pubblico: è stato proprio questa la molla che mi ha spinto ad essere
qui oggi». Attilio Liotto parla con un bicchiere di vin brulé in pugno.
Il bicchiere proibito. «È buonissimo, complimenti a chi l’ha fatto. La
multa? E cosa volete che me ne importi, a 75 anni ho altro a cui
pensare. E poi con la mia pensione nemmeno la potrei pagare».
«È soltanto goliardia, ma hanno frainteso»
«Non abbiamo reintrodotto il proibizionismo. Chi sostiene questo, ha
frainteso il contenuto dell’ordinanza». Il sindaco Enrico Hüllweck è
stato protagonista ieri sera sugli schermi di Rete 4, dove ha preso
parte alla trasmissione “Tempi moderni” con un’intervista
sull’ordinanza anti-alcol, il provvedimento del momento, per numero di
imitazioni e per la contestazione di ieri davanti a palazzo Trissino.
Spritz e brulé in barba a tutti i divieti
di Marco Scorzato
Attilio
Liotto ha i capelli bianchi da un pezzo. Il vin brulé se lo sorbisce di
gusto, ma non è lui ad aver organizzato il sit-in contro l’ordinanza
che vieta detenzione e consumo di alcol in pubblico. La mente, e il
braccio, sono quelli ben più giovani e ormai noti del Capannone
sociale, insieme al Coordinamento studentesco. Noti perché da quando il
Dal Molin da aeroporto è diventato “caso” sono spesso in prima fila a
mettere i bastoni tra le ruote alla giunta Hüllweck. Il primo brindisi
è sulla facile rima «cin-cin-no-Dal Molin». Ma stavolta, giurano, la
loro battaglia al sindaco, e al vicesindaco Sorrentino, non la fanno
per partito preso: «È l’ordinanza che non ha senso - dice Nicolò
Veludo, del Coordinamento studentesco - Il vero degrado è questo modo
di fare politica che nasconde i problemi invece di risolverli». Per
Slobodan Vojvodic è un provvedimento «classista che costringe a casa
chi non ha i soldi per andare a bere al bar».
Sia detto subito: era
stato annunciato come un week-end da bollino rosso per l’ordine
pubblico, con i tifosi del Pisa al Menti, Capannone sociale in centro
in contemporanea con Rete Lilliput e con gli attivisti dell’estrema
destra. Si temevano frizioni. È filato invece tutto liscio. Complici i
numeri, davvero non esorbitanti, dei manifestanti. Il sit-in alcolico è
stato messo in piedi da una trentina di giovanotti davanti a Palazzo
Trissino. Sulle impalcature, striscioni contro la giunta. In saccoccia,
15 litri di spritz, altri 10 di vin brulé: quanto basta per allargare
il convivio a qualche manciata di persone a passeggio che hanno colto
l’occasione per riassaporare il “goto” in pubblico. Col gusto del
proibito.
Sì, perché chi ha distribuito e consumato alcolici ha
violato non solo l’ordinanza comunale, ma anche quella firmata ieri dal
questore Dario Rotondi: il quale autorizzava il volantinaggio, ma
«senza distribuzione e consumo di alcolici».
E le multe? Ieri non si
sono viste e neppure le indentificazioni. Ma le “sorprese” potrebbero
essere dietro l’angolo. Gli agenti guidati dal commissario Eduardo
Cuozzo, della Digos, hanno raccolto un campione dello spritz
distribuito: «Non sappiamo se è alcolico - ha spiegato -. Sarà
analizzato e sottoposto all’autorità giudiziaria che procederà di
conseguenza». Cioè identificazione dei trasgressori, tramite i filmati
registrati dalle telecamere, ed eventuali sanzioni.
Ma già c’è chi
preannuncia ricorsi: il vin brulé è alcolico o no? Riscaldandolo,
l’alcol evapora, dicono i bevitori. Vuoi vedere che finirà tutto in una
guerra di perizie in tribunale?
In serata, il sit-in si è incrociato
con una decina di attivisti della rete Lilliput che hanno sfilato in
corso Palladio per chiedere che le luminarie non vengano allestite.
«Viste le polemiche - spiega Silvano Caveggion - siamo per lo
spegnimento totale: si risparmiano 50 mila euro, da destinare alle
famiglie».
Il
primo cittadino si è inizialmente soffermato sulla sua esperienza di
medico pediatra, specializzatosi in scienze dell’alimentazione con una
tesi sul “Vino nell’infanzia”.
«Il consumo di alcolici in età
adolescenziale - spiega - è più pericoloso perché il corpo ha più
difficoltà a smaltire l’alcol. Il fenomeno è preoccupante, perché
l’ebbrezza in breve diventa ubriachezza e può indurre comportamenti a
rischio. Qualche giorno fa a Vicenza, dopo il corteo studentesco contro
il ministro Fioroni per la reintroduzione degli esami di riparazione,
sono stati segnalati alcuni ragazzi ubriachi in centro storico. Noi non
vogliamo che nel branco girino certe bottiglie». Hüllweck scommette,
quindi, sul messaggio sociale dell’ordinanza per le famiglie e per il
mondo giovanile. In particolare, ritiene di aver fatto «un passo in
avanti a tutela della sicurezza alla guida».
Tuttavia, non dimentica
l’origine del provvedimento: dotare vigili e forze dell’ordine di uno
strumento per intervenire su sbandati e alcolisti che si rendono
molesti nei parchi, nelle piazze e nelle vie cittadine». E ai
manifestanti dice: «La loro è goliardia, ma forse hanno frainteso il
messaggio dell’ordinanza. Non abbiamo reintrodotto il proibizionismo,
che ha sempre fallito: nei bar e in casa proprio, si può sempre bere un
buon bicchiere di vino».G.M.M
Aldo Bianzino e la sua compagna
Roberta il 12 ottobre sono stati arrestai nei pressi di Perugia con
l’accusa di possedere e coltivare alcune piante di marijuana.
Trasferiti
il giorno dopo al carcere di Capanne, sono separati. Roberta condotta
in cella con altre donne, Aldo, in isolamento. Da quel momento Roberta
non vedrà più il suo compagno lasciato in buone condizioni di salute.
La mattina seguente, domenica 14 ottobre alle 8.15, la polizia
penitenziaria entrata nella cella, trova Aldo agonizzante che poco dopo
muore. Immediatamente la ex moglie, la compagna, i figli e gli amici si
mobilitano per fare chiarezza su questa ingiusta morte chiedendo verità
e giustizia perchè di carcere non si può morire!
Di fatto dopo un
goffo tentativo di insabbiamento da parte delle autorità carcerarie (le
prime indiscrezioni sulle cause della sulla morte si riferivano ad un
improbabile infarto) famiglia e amici vengono a sapere che
dall’autopsia risulta che Aldo è stato vittima di un vero e proprio
pestaggio, il corpo infatti presentava una frattura alle costole, gravi
lesioni al fegato, alla milza e al cervello.
Aldo Bianzino è morto ormai da più di due settimane.
Se il silenzio delle istituzioni e dei rappresentanti della politica,
dei cosiddetti garanti della nostra sicurezza sociale è assordante, a
Perugia si è costituito un Comitato "Verità per Aldo" che ha deciso di
prendere "posizione", di prendersi "spazio e voce". Di raccontare ed
agire.
Perché è solamente questa la strada che può condurre ad
una verità, che non è una "verità giudiziaria", ma una "verità
trasparente", che smascheri chi tenta di insabbiare e che allo stesso
tempo difenda le nostre esistenze e le nostre pratiche da abusi,
repressioni e pestaggi, "venduti" come atti di legalità.
Una verità
che vuole arrestare le aggressioni proibizioniste, disattivare le
dinamiche di esclusione e di controllo sui corpi, disinnescare le
“paranoie” securitarie che non sono altro che lo strumento attraverso
il quale viene indirizzata verso alcuni soggetti, identificati nella
figura del migrante, del lavavetri, del writer, del vagabondo, quella
carenza di sicurezza che ha invece nell’intermittenza di reddito, nella
precarietà della vita, nella incertezza massificata il suo nodo
centrale.
L’ondata securitaria, che la governance locale sta da
tempo sperimentando in pressoché tutte le città italiane e che da pochi
giorni è diventata un indirizzo politico governativo, cerca di colpire
quei comportamenti eccedenti che riescono a sottrarsi dai meccanismi di
valorizzazione e profitto che regolano le nuove forme della produzione,
localizzata da tempo non più nella fabbrica, ma in tutto lo spazio
metropolitano.
Autoprodurre canapa, scaricare o condividere film o
musica, fotocopiare libri e diffondere orizzontalmente sapere,
riversare la propria creatività su un muro cittadino. Sono questi i
modi di sottrarre valore ed utilizzarlo per sé o per socializzarlo. E
sono questi i comportamenti che vengono perseguiti. In una parola,
viene criminalizzata la "normalità", la quotidianità: è questo il
passaggio fondamentale che connota tutta la storia del potere in questi
anni.
Se la dimensione biopolitica del potere controlla e colpisce
la quotidianità, la sua macchina repressiva muove guerra a quella
quotidianità che si è fatta movimento e che, soprattutto da Genova in
poi, ha rivendicato il suo diritto al reddito, ad una vita
non-precaria, ad un mondo non più sotto il controllo della guerra
globale permanente, a nuove forme di partecipazione e cittadinanza
attiva, ad una democrazia reale.
Un movimento che parte da Genova e
che tornerà a Genova perché è qui che il potere ha sferrato il suo
attacco più brutale e feroce ed è qui che sta rivelando e rivendicando
questa sua natura, con la richiesta dei p.m. genovesi di 224 anni
complessivi agli imputati per i fatti del G8.
Ma chi pensa di
annientarci credendo di trovare di fronte un blocco monolitico e
friabile si sta sbagliando. Noi siamo fluidi e plastici, sappiamo
rispondere velocemente. E lo facciamo innanzitutto riprendendoci le
piazze e le strade delle nostre città, invadendo quei luoghi della
nuova produzione, stupendamente fastidiosi.
Lo faremo il 9 novembre
in tutte le città italiane con lo sciopero sociale, il 10 a Perugia per
chiedere la verità su Aldo e per demolire i securitarismi, il 17 a
Genova per tutti noi.
Sabato 10 Novembre ore 14 a Perugia
Manifestazione Nazionale
Link
http://veritaperaldo.noblogs.org/
CSOA ExMattatoio
Perugia





