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violata l'ordinanza nonostante le prescrizioni
capannone | 05 Novembre, 2007 12:17

Sabato pomeriggio la nostra iniziativa contro le ordinanze securitarie è riuscita molto bene. Nonostante le polemiche scaturite nei giornali locali e soprattutto nonostante le prescrizioni arrivate dal questore, sabato pomeriggio i vicentini in corso Palladio hanno potuto bere uno spritz e poi un vin brulè senza problemi e senza paura di multe. Poche ore prima della manifestazione abbiamo subito un ingiusto ed assurdo provvedimento del questore che ci autorizzava il presidio con volantinaggio, ma ci vietava la distribuzione e la consumazione di bevande alcooliche. Alla fine il vin brulè e lo spritz sono stati distribuiti e consumati lo stesso. Davanti al comune erano presenti un centinaio di persone, c'è stato un volantinaggio per tutta la durata della manifestazione. Abbiamo attaccato degli striscioni (ad es. "- hullweck + cabernet, - sorrentino + vino"). Le bottiglie di spritz preparate sono state finite subito e anche il pentolone di vin brulè non è durato molto. A differenza di quanto dichiarava Sorrentino, molti passanti, soprattutto anziani, sono venuti a prendere un bicchiere di vin brulè. L'iniziativa si è svolta tranquillamente senza nessun problema a dimostrazione del fatto che questa ordinanza non serve a nulla, è solo un provvedimento che mira a creare emergenze sociali e a criminalizzare comportamenti. Nessuno che passava per il corso ha avvertito pericolo nel vedere delle persone  bersi un brulè in tranquillità. Il fatto che il sindaco dichiari che la nostra manifestazione era "gogliardia", significa che non hanno tanti argomenti politici.

ecco poi l'articolo del Giornale di Vicenza di domenica 4 novembre:

SIT-IN. Capannone sociale e Coordinamento studentesco sotto Palazzo Trissino per contestare il provvedimento della giunta

Spritz e brulé in barba a tutti i divieti
di Marco Scorzato

«Ho letto su internet che il sindaco ha proibito di consumare alcol in pubblico: è stato proprio questa la molla che mi ha spinto ad essere qui oggi». Attilio Liotto parla con un bicchiere di vin brulé in pugno. Il bicchiere proibito. «È buonissimo, complimenti a chi l’ha fatto. La multa? E cosa volete che me ne importi, a 75 anni ho altro a cui pensare. E poi con la mia pensione nemmeno la potrei pagare».
Attilio Liotto ha i capelli bianchi da un pezzo. Il vin brulé se lo sorbisce di gusto, ma non è lui ad aver organizzato il sit-in contro l’ordinanza che vieta detenzione e consumo di alcol in pubblico. La mente, e il braccio, sono quelli ben più giovani e ormai noti del Capannone sociale, insieme al Coordinamento studentesco. Noti perché da quando il Dal Molin da aeroporto è diventato “caso” sono spesso in prima fila a mettere i bastoni tra le ruote alla giunta Hüllweck. Il primo brindisi è sulla facile rima «cin-cin-no-Dal Molin». Ma stavolta, giurano, la loro battaglia al sindaco, e al vicesindaco Sorrentino, non la fanno per partito preso: «È l’ordinanza che non ha senso - dice Nicolò Veludo, del Coordinamento studentesco - Il vero degrado è questo modo di fare politica che nasconde i problemi invece di risolverli». Per Slobodan Vojvodic è un provvedimento «classista che costringe a casa chi non ha i soldi per andare a bere al bar».
Sia detto subito: era stato annunciato come un week-end da bollino rosso per l’ordine pubblico, con i tifosi del Pisa al Menti, Capannone sociale in centro in contemporanea con Rete Lilliput e con gli attivisti dell’estrema destra. Si temevano frizioni. È filato invece tutto liscio. Complici i numeri, davvero non esorbitanti, dei manifestanti. Il sit-in alcolico è stato messo in piedi da una trentina di giovanotti davanti a Palazzo Trissino. Sulle impalcature, striscioni contro la giunta. In saccoccia, 15 litri di spritz, altri 10 di vin brulé: quanto basta per allargare il convivio a qualche manciata di persone a passeggio che hanno colto l’occasione per riassaporare il “goto” in pubblico. Col gusto del proibito.
Sì, perché chi ha distribuito e consumato alcolici ha violato non solo l’ordinanza comunale, ma anche quella firmata ieri dal questore Dario Rotondi: il quale autorizzava il volantinaggio, ma «senza distribuzione e consumo di alcolici».
E le multe? Ieri non si sono viste e neppure le indentificazioni. Ma le “sorprese” potrebbero essere dietro l’angolo. Gli agenti guidati dal commissario Eduardo Cuozzo, della Digos, hanno raccolto un campione dello spritz distribuito: «Non sappiamo se è alcolico - ha spiegato -. Sarà analizzato e sottoposto all’autorità giudiziaria che procederà di conseguenza». Cioè identificazione dei trasgressori, tramite i filmati registrati dalle telecamere, ed eventuali sanzioni.
Ma già c’è chi preannuncia ricorsi: il vin brulé è alcolico o no? Riscaldandolo, l’alcol evapora, dicono i bevitori. Vuoi vedere che finirà tutto in una guerra di perizie in tribunale?
In serata, il sit-in si è incrociato con una decina di attivisti della rete Lilliput che hanno sfilato in corso Palladio per chiedere che le luminarie non vengano allestite. «Viste le polemiche - spiega Silvano Caveggion - siamo per lo spegnimento totale: si risparmiano 50 mila euro, da destinare alle famiglie».

«È soltanto goliardia, ma hanno frainteso»

«Non abbiamo reintrodotto il proibizionismo. Chi sostiene questo, ha frainteso il contenuto dell’ordinanza». Il sindaco Enrico Hüllweck è stato protagonista ieri sera sugli schermi di Rete 4, dove ha preso parte alla trasmissione “Tempi moderni” con un’intervista sull’ordinanza anti-alcol, il provvedimento del momento, per numero di imitazioni e per la contestazione di ieri davanti a palazzo Trissino.
Il primo cittadino si è inizialmente soffermato sulla sua esperienza di medico pediatra, specializzatosi in scienze dell’alimentazione con una tesi sul “Vino nell’infanzia”.
«Il consumo di alcolici in età adolescenziale - spiega - è più pericoloso perché il corpo ha più difficoltà a smaltire l’alcol. Il fenomeno è preoccupante, perché l’ebbrezza in breve diventa ubriachezza e può indurre comportamenti a rischio. Qualche giorno fa a Vicenza, dopo il corteo studentesco contro il ministro Fioroni per la reintroduzione degli esami di riparazione, sono stati segnalati alcuni ragazzi ubriachi in centro storico. Noi non vogliamo che nel branco girino certe bottiglie». Hüllweck scommette, quindi, sul messaggio sociale dell’ordinanza per le famiglie e per il mondo giovanile. In particolare, ritiene di aver fatto «un passo in avanti a tutela della sicurezza alla guida».
Tuttavia, non dimentica l’origine del provvedimento: dotare vigili e forze dell’ordine di uno strumento per intervenire su sbandati e alcolisti che si rendono molesti nei parchi, nelle piazze e nelle vie cittadine». E ai manifestanti dice: «La loro è goliardia, ma forse hanno frainteso il messaggio dell’ordinanza. Non abbiamo reintrodotto il proibizionismo, che ha sempre fallito: nei bar e in casa proprio, si può sempre bere un buon bicchiere di vino».G.M.M

 

 

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Verità per Aldo! Il carcere?sicuro da morire!
capannone | 05 Novembre, 2007 10:49

Aldo Bianzino e la sua compagna Roberta il 12 ottobre sono stati arrestai nei pressi di Perugia con l’accusa di possedere e coltivare alcune piante di marijuana.
Trasferiti il giorno dopo al carcere di Capanne, sono separati. Roberta condotta in cella con altre donne, Aldo, in isolamento. Da quel momento Roberta non vedrà più il suo compagno lasciato in buone condizioni di salute.
La mattina seguente, domenica 14 ottobre alle 8.15, la polizia penitenziaria entrata nella cella, trova Aldo agonizzante che poco dopo muore. Immediatamente la ex moglie, la compagna, i figli e gli amici si mobilitano per fare chiarezza su questa ingiusta morte chiedendo verità e giustizia perchè di carcere non si può morire!
Di fatto dopo un goffo tentativo di insabbiamento da parte delle autorità carcerarie (le prime indiscrezioni sulle cause della sulla morte si riferivano ad un improbabile infarto) famiglia e amici vengono a sapere che dall’autopsia risulta che Aldo è stato vittima di un vero e proprio pestaggio, il corpo infatti presentava una frattura alle costole, gravi lesioni al fegato, alla milza e al cervello.
Aldo Bianzino è morto ormai da più di due settimane.
Se il silenzio delle istituzioni e dei rappresentanti della politica, dei cosiddetti garanti della nostra sicurezza sociale è assordante, a Perugia si è costituito un Comitato "Verità per Aldo" che ha deciso di prendere "posizione", di prendersi "spazio e voce". Di raccontare ed agire.
Perché è solamente questa la strada che può condurre ad una verità, che non è una "verità giudiziaria", ma una "verità trasparente", che smascheri chi tenta di insabbiare e che allo stesso tempo difenda le nostre esistenze e le nostre pratiche da abusi, repressioni e pestaggi, "venduti" come atti di legalità.
Una verità che vuole arrestare le aggressioni proibizioniste, disattivare le dinamiche di esclusione e di controllo sui corpi, disinnescare le “paranoie” securitarie che non sono altro che lo strumento attraverso il quale viene indirizzata verso alcuni soggetti, identificati nella figura del migrante, del lavavetri, del writer, del vagabondo, quella carenza di sicurezza che ha invece nell’intermittenza di reddito, nella precarietà della vita, nella incertezza massificata il suo nodo centrale.
L’ondata securitaria, che la governance locale sta da tempo sperimentando in pressoché tutte le città italiane e che da pochi giorni è diventata un indirizzo politico governativo, cerca di colpire quei comportamenti eccedenti che riescono a sottrarsi dai meccanismi di valorizzazione e profitto che regolano le nuove forme della produzione, localizzata da tempo non più nella fabbrica, ma in tutto lo spazio metropolitano.
Autoprodurre canapa, scaricare o condividere film o musica, fotocopiare libri e diffondere orizzontalmente sapere, riversare la propria creatività su un muro cittadino. Sono questi i modi di sottrarre valore ed utilizzarlo per sé o per socializzarlo. E sono questi i comportamenti che vengono perseguiti. In una parola, viene criminalizzata la "normalità", la quotidianità: è questo il passaggio fondamentale che connota tutta la storia del potere in questi anni.
Se la dimensione biopolitica del potere controlla e colpisce la quotidianità, la sua macchina repressiva muove guerra a quella quotidianità che si è fatta movimento e che, soprattutto da Genova in poi, ha rivendicato il suo diritto al reddito, ad una vita non-precaria, ad un mondo non più sotto il controllo della guerra globale permanente, a nuove forme di partecipazione e cittadinanza attiva, ad una democrazia reale.
Un movimento che parte da Genova e che tornerà a Genova perché è qui che il potere ha sferrato il suo attacco più brutale e feroce ed è qui che sta rivelando e rivendicando questa sua natura, con la richiesta dei p.m. genovesi di 224 anni complessivi agli imputati per i fatti del G8.
Ma chi pensa di annientarci credendo di trovare di fronte un blocco monolitico e friabile si sta sbagliando. Noi siamo fluidi e plastici, sappiamo rispondere velocemente. E lo facciamo innanzitutto riprendendoci le piazze e le strade delle nostre città, invadendo quei luoghi della nuova produzione, stupendamente fastidiosi.
Lo faremo il 9 novembre in tutte le città italiane con lo sciopero sociale, il 10 a Perugia per chiedere la verità su Aldo e per demolire i securitarismi, il 17 a Genova per tutti noi.

Sabato 10 Novembre ore 14 a Perugia
Manifestazione Nazionale

Link
http://veritaperaldo.noblogs.org/

CSOA ExMattatoio
Perugia

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