Ieri pomeriggio in stradella del Garofolino è andato in scena un film
purtroppo già visto. I protagonisti sono da una parte dei giovani che
si ritrovano fuori da uno dei tanti bar del centro cittadino e
dall'altra la sicurezza di facciata a suon di multe e schedature.
Puntualmente in questa città quando si crea un minimo di aggregazione
in una piazzetta, tutto ciò diventa immediatamente una minaccia al
decoro e alla quiete pubblica da difendere a suon di telecamere,
controlli ed ordinanze sempre più restrittive, infatti ad
esempio ieri un ragazzo è stato multato, perchè aveva una bottiglia di
vino chiusa in mano. A due anni di distanza dalla sua approvazione
l'ordinanza anti-alcoolici voluta dalla giunta Hullweck mostra la sua
inutilità e ci domandiamo, perchè sia ancora in vigore e quando possa
essere abrogata.
Adesso gli abitanti della stradella del Garofolino forse non saranno
più disturbati, ma probabilmente il problema si ripresenterà fra
qualche mese in un'altra zona della città, perchè questo approccio
securitario non affronta alla radice le cause che portano a queste
situazioni.
Alla base di tutto ciò c'è l'impossibilità di vivere la nostra città
come uno spazio di aggregazione. La vicenda del Garofolino mette in
evidenza come sia forte l'esigenza da parte degli studenti e dei
giovani in generale di stare insieme, di avere dei luoghi di ritrovo
dove essere liberi di esprimersi. Di recente abbiamo organizzato delle
iniziative in Campo Marzo e Piazza delle Poste per affermare un modello
diverso di sicurezza basato sulla rivitalizzazione del centro e dei
quartieri.
La retata in grande stile di ieri pomeriggio va nella direzione opposta
e per questa ragione lanciamo un'iniziativa per la settimana prossima
per affermare che la socialità è un bisogno e non una minaccia
all'ordine pubblico.
CAPANNONE SOCIALE, COORDINAMENTO STUDENTESCO
di seguito l'articolo del Giornale di Vicenza sulla retata
IL FATTO. Polizia e vigili urbani hanno compiuto una verifica in
stradella del Garofolino dopo numerose segnalazioni
Controllati in 30 dopo le proteste dei residenti
I giovani che bivaccano nella piazzetta avevano bottiglie di vino e
di birra Gli abitanti: «Fanno baccano fino a notte»
La risposta è giunta immediata. Una dozzina di agenti hanno cinturato,
nel pomeriggio di ieri, stradella del Garofolino identificando una
trentina di giovani. Il blitz è giunto dopo una serie di segnalazioni e
proteste da parte dei residenti, che erano sfociate anche in
un'interrogazione alla giunta comunale del consigliere forzista Marco Zocca.
Polizia e vigili urbani si sono organizzati per cercare di comprendere
se le lamentele di coloro che vivono nella stradella, che unisce via
Cordenons a corso Fogazzaro, in centro storico, fossero giustificate.
«Togliete quelle panchine», era la richiesta dei residenti. «Da qualche
mese gruppi di giovani arrivano qui attorno alle 16 e restano fino a
notte inoltrata giocando a frisbee, bevendo alcolici, spesso urlando.
C'è anche chi arriva con cani e li lascia liberi. Gli ultimi di loro,
nel fine settimana ne vanno alle 3.30 ma mai in silenzio. E lo
spettacolo è desolante: bottiglie, vetri rotti, mozziconi di sigarette.
È stata trovata una confezione di metadone». Inoltre, più di qualche
volta ci sono stati screzi fra i giovani e i residenti, sfociati nel
danneggiamento di qualche auto in sosta. Fra l'altro, appelli similari
erano giunti nei giorni scorsi anche da altre zone del centro, come le
Barche o S. Paolo.
Per questo ieri, non senza qualche momento di tensione, la polizia ha
identificato una trentina di persone, tutti ragazzi fra i 15 e i 20
anni. «Non facciamo nulla di male», si sono difesi i giovani, spiegando
che in città i luoghi di ritrovo all'aperto sono ben pochi.
Sono state trovate delle bottiglie, alcune delle quali lasciate a terra,
che sono state svuotate in un tombino. È possibile che i vigili valutino
se elevare qualche multa per la mancata osservanza della ordinanza del
sindaco che vieta di bere alcolici in strada.
Il controllo si è concluso dopo qualche ora, mentre i residenti hanno
plaudito all'intervento suggerendo che ora dovrebbero essere verificati
anche alcuni dei locali della zona. D.N.
Grande giornata ieri al Presidio. La campagna "mettiamo radici al Dal Molin" è andata sopra ogni più rosea aspettativa. Quasi 550 quote da 100 euro l'una sono state raccolte in questi mesi e in questo modo è stato possibile dar vita a un esperimento molto interessante, ossia un terreno di proprietà collettiva. Ora si può dire che un pezzo di Vicenza è veramente di tutti. Per tutto il giorno è stato un continuo stare in fila per poter firmare le carte necessarie per sancire il passaggio di proprietà. Cucina al lavoro a ritmi serrati, animazioni per bambini, intrattenimento musicale prima con Luca Bassanese, poi intermezzo teatrale a cura del gruppo donne No Dal Molin e poi in serata all'aperto concerto dell'Osteria Popolare Berica. Tra le mille cose da fare ieri c'è stato pure il tempo di andare a contestare gli Stati Generali della Lega Nord in zona Fiera.
Un centinaio di donne e uomini del Presidio Permanente No Dal Molin ha contestato questa mattina Umberto Bossi e i ministri della Lega Nord presenti a Vicenza per gli stati maggiori del partito.
I No Dal Molin hanno voluto evidenziare le contraddizioni e le falsità del partito guidato da Bossi: nelle città del nord gridano "paròni a casa nostra", ma da Roma, attraverso il Ministro Maroni, impongono con la forza la nuova base militare statunitense al Dal Molin. Al passaggio del corteo di auto dei ministri leghisti, protetto dalle forze dell’ordine, i manifestanti hanno gridato "servi di Roma" e "Lega ladrona" ricordando le dichiarazioni di molti esponenti leghisti sulla vicenda vicentina.
I No Dal Molin sono partiti con un corteo di auto dal Presidio Permanente dove quest’oggi è in corso l’acquisto collettivo del terreno: più di 500 persone stanno firmando l’atto d’acquisto del terreno che ospita i tendoni del Presidio e che, nei disegni dei progettisti, dovrebbe ospitare l’ingresso nord della base imposta dagli statunitensi con il beneplacito dei leghisti.
Presidio Permanente, Vicenza, 10 maggio 2009
Quando
nel corso di eventi umani, sorge la necessità che un popolo sciolga i
legami politici che lo hanno stretto a un altro popolo [...]
un
conveniente riguardo alle opinioni dell’umanità richiede che quel
popolo dichiari le ragioni per cui è costretto alla secessione.
[Incipit alla Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America]
Vogliamo essere indipendenti nel costruire il futuro
del nostro territorio; vogliamo che quest’ultimo sia sensibile alle
opinioni di gran parte dell’umanità che rifiuta e, troppo spesso,
subisce la guerra come strumento di controllo e oppressione.
Vogliamo costruire l’Altrocomune come pratica di autogestione e
autonomia dei cittadini, fondandolo sulla disobbedienza alle
imposizioni e sulle pratiche condivise; vogliamo riprenderci la nostra
terra come luogo del vivere bene collettivo e non come oggetto di
scambio tra governi.
Dall’8 al 10 luglio, alla Maddalena, si terrà il vertice del G8; in un’isola volutamente scelta perché inaccessibile a ogni voce di dissenso, capi di stato e di governo si riuniranno per decidere le sorti del nostro futuro, senza di noi. Tra essi, ci sarà il Presidente statunitense Obama: come si giustificano le sue promesse sulla fine dell’arroganza militare statunitense quando a Vicenza fa base la guerra al Dal Molin?
La vicenda vicentina rappresenta, da questo punto di vista, una delle tantecontraddizioni nella politica estera statunitense che promette legalità, rispetto e trasparenza, ma pratica illegalità, sopruso e imposizione. Come annunciato da importanti esponenti dell’amministrazione nordamericana, il Dal Molin sarà oggetto di discussione del summit al G8, non per restituire la democrazia a coloro a cui è stata negata, bensì come oggetto di accordo segreto e scambio tra governi per la ridefinizione, a partire da Africom, della presenza militare statunitense in Italia.
Vicenza, patrimonio Unesco, è assoggettata alle servitù militari; la città che ha espresso la propria netta opposizione e ha ricevuto per questo la solidarietà di ogni angolo d’Italia, ha visto il bavaglio stringersi sulla sua bocca: palesi illegalità progettuali hanno accompagnato il tentativo di "sradicare alla radice il dissenso locale" prima impedendo alla città di esprimersi, poi perseguendo centinaia di cittadini con condanne pecuniarie e procedimenti penali.
Ma Vicenza è anche uno dei tanti luoghi di costruzione di quel mondo che non accetta il diktat di quanti, riuniti per pochi giorni nelle regge imperiali, vorrebbero scrivere a tavolino la nostra storia. Quello del movimento vicentino non è un romanzo romantico e triste; le donne e gli uomini di questa città vogliono riscrivere la storia reale, stracciando le pagine su cui politici e militari hanno già disegnato il suo futuro di asservimento e tacita accettazione.
Il 4 luglio, giornata in cui gli statunitensi festeggiano la propria indipendenza dall’impero britannico, vogliamo decretare la nostra indipendenza dall’impero militare statunitense, liberando la terra dalla presenza di una nuova base di guerra.
Nei tre anni di mobilitazione trascorsi abbiamo imparato che un sol giorno non cambierà le sorti della nostra città; ma sappiamo anche che la strada che abbiamo davanti non può che portarci a nuove sfide: per questo, alla vigilia del vertice del G8 e dell’arrivo in Italia di Obama, chiediamo alle donne e agli uomini che vogliono opporsi alla militarizzazione e alla guerra di tornare nelle strade di Vicenza e iniziare a costruire, dal basso e collettivamente, l’indipendenza dell’Altrocomune, ovvero un territorio libero e inospitale alla presenza militare perché vissuto e realizzato da un arcobaleno di diversità che, nel costruire un mondo di pace, liberano il territorio dalle servitù militari e dalle devastazione ambientale.
4 luglio 2009 a Vicenza, restituiamo il Dal Molin ai cittadini
Indipendenza, dignità, partecipazione: la terra si ribella alle basi di guerra.
dal giornale di Vicenza giovedì 23 aprile
LA MANIFESTAZIONE. Ieri sera davanti alla caserma di viale della Pace hanno manifestato circa 150 persone
Ederle, attimi di tensione
Incatenati per protesta
Claudia Milani
Alla fine l’accordo: lasciato lì un igloo simbolico e dimostranti a casa Oggi in programma videoconferenza con la delegazione in America
Momenti di tensione e di urla, di cori e di rabbia. Per qualche minuto,
ieri sera, davanti alla caserma Ederle si è temuto il peggio. Da una
parte i manifestanti del “No Dal Molin”, dall’altra gli agenti. Un muro
contro muro che, solo per un soffio, non è degenerato.
A tarda
sera è stato raggiunto un accordo: è stato concesso di lasciare una
delle tende ai manifestanti, come simbolo della protesta, purché la
manifestazione fosse interrotta. Manifestazione che, iniziata poco dopo
le 21, è stata indetta «per sostenere la delegazione vicentina che
domani sarà ascoltata dalla commissione Appropriations Subcommittee on
Military Construction, Veterans Affairs and Related Agencies della
Camera del Congresso degli Stati Uniti d’America».
«Siamo qui - le
parole scandite al megafono in prima serata - per passare la notte
nelle nostre tende e difendere il territorio vicentino
dall'espansionismo statunitense che vorrebbe militarizzare la città;
vogliamo restarci fino a quando la nostra delegazione sarà ascoltata da
una commissione del Congresso statunitense dove esporremo le nostre
ragioni».
Per le tende, però, gli ordini sono apparsi chiari fin
da subito: via al più presto, nel modo più assoluto, dal prato davanti
alla caserma. «Stiamo occupando suolo pubblico, dentro gli “igloo” non
nascondiamo nulla - la replica dei manifestanti - Perché dobbiamo
andarcene? Difendiamo semplicemente la nostra terra».
Tutto pronto
per incatenarsi alle tende e agli alberi e nel frattempo, è scaduto
l’aut-aut della polizia. Gli agenti, in tenuta antisommossa, hanno
fatto retrocedere il fronte del no per riuscire a togliere le tende,
mentre il traffico era bloccato e in viale della Pace era stato bandito
il passaggio di mezzi.
Un braccio di ferro tra una trentina di
agenti e il gruppo del No durante il quale, oltre agli slogan anti-base
e anti-americani, non sono mancati insulti e improperi. Circa 150 i
manifestanti accorsi, tra cui anche molte donne e anziani. Uno di loro,
nel faccia a faccia, ha perso pure una scarpa: nessun furto, come per
qualche istante aveva temuto il malcapitato, mentre si levava il coro
“Ladri! Ladri!”. Era semplicemente volata al di là del muro di cinta
della caserma e proprio un poliziotto l’ha ritrovata, permettendogli di
ritornare a casa. Il No Dal Molin ha annunciato un incontro oggi alle
17 in piazza dei Signori, sotto al municipio, per la videoconferenza
dagli States.
C’è inoltre la volontà di lanciare un’iniziativa di protesta il prossimo 4 luglio.
dal Giornale di Vicenza di Venerdì 24 aprile
AL VIA LE DENUNCE PER 130
Dopo aver chiesto ai manifestanti di lasciare una tenda simbolica in
viale Della Pace ma di andarsene a casa senza passarvi la notte, la
Digos ha avviato le indagini per identificare le circa 130 persone che
hanno preso parte mercoledì sera alla manifestazione di protesta
davanti alla caserma americana Ederle.
L’obiettivo è quello di
dare un nome e un cognome a tutti i manifestanti - una buona parte sono
già noti alle forze dell’ordine per aver preso parte ad altre attività
del presidio permanente o del movimento No Dal Molin, gli altri sono
stati filmati dalla scientifica - per segnalarli in procura con
l’ipotesi di manifestazione non autorizzata.
Durante la serata non
c’erano stati episodi di violenza e il campo improvvisato davanti alla
Ederle aveva lo scopo di aspettare il collegamento dagli Stati Uniti
con le novità dal congresso. Nessun manifestante ha fatto resistenza
alla polizia e ai carabinieri, intervenuti dopo la segnalazione della
presenza dei manifestanti, alcuni dei quali si erano simbolicamente
incatenati.
Le stesse tende piantate davanti alla base statunitense
avevano lo scopo di protestare contro la «militarizzazione della città
compiuta dai militari americani».
Un campeggio davanti all’ingresso della caserma Ederle, sotto i muri invalicabili oltre i quali i vicentini non possono guardare gli statunitensi che preparano la prossima missione di guerra. Un modo per sostenere attivamente la delegazione No Dal Molin che ieri ha raggiunto – per la 3 volta il 2 mesi – Washington per spiegare alla commissione Appropriations Subcommittee on Military Construction del Senato le ragioni di quanti si oppongono alla militarizzazione del Dal Molin; ma, anche, l’inizio di una nuova campagna verso il 4 luglio, giornata in cui i vicentini vogliono iniziare a costruire l’indipendenza dalle basi di guerra liberando il Dal Molin.
Proprio sotto i muri della Ederle, infatti, i No Dal Molin hanno lanciato il loro nuovo appello, invitando tutte e tutti a tornare a Vicenza alla vigilia del G8 della Maddalena e dell’arrivo in Italia di Obama.
La serata era iniziata serenamente con 150 persone che, alle 20.30, hanno piantato alcune tende nel prato antistante il muro della Caserma Ederle, in Viale della Pace, appendendo palloncini colorati e bandiere agli alberi. «Vogliamo accamparci qui – avevano spiegato i manifestanti – per sostenere la nostra delegazione a Washington». Meno di un’ora dopo, però, è intervenuta la celere; due piccole tende a igloo, infatti, potevano mettere a repentaglio la sicurezza di una base militare statunitense, come hanno motivato i funzionari della Questura. Caschi in testa e scudi in mano, il reparto ha spintonato i manifestanti a mani alzate, non lesinando calci e colpi a coloro che, seduti, si erano incatenati alle tende per difenderle.
Scene ormai classiche, nella Vicenza della democrazia violata e calpestata; e, del resto, il compito della Questura non è quello di garantire l’espressione democratica del dissenso, bensì di "sradicarlo alla radice", missione assegnatagli dal commissario Costa e puntigliosamente praticata dal Questore Sarlo che non si fa problemi nel far calpestare anziani e giovani dai suoi uomini in armatura.
Le due tende, dunque, sono state prima demolite e poi sequestrate; ma, per due tende che se ne vanno, un’altra viene montata. Gli agenti, infatti, non avevano fatto in tempo ad arretrare ritornando alla propria posizione di partenza che, in mezzo al prato, una nuova tenda era stata sistemata. E, alla fine, quella tenda di fronte alla Ederle ci è restata: di fronte alla determinazione dei manifestanti, infatti, la Questura ha accettato la presenza della tenda e degli striscioni come simbolo della mobilitazione vicentina. Gli statunitensi dovranno farsene una ragione: nella città berica la mobilitazione continua.
questa sera ore 20.30 si decide per una serata diversa dal solito: un bel picnic fuori dalla Ederle lato viale della Pace. Si attaccano gli striscioni sugli alberi, si gonfiano palloncini, si stendono i "panni No Dal Molin" e soprattutto si piantano due tende: nasce il Camp No Ederle, un campeggio che rifiuta la servitù militari. Dopo circa un'ora la Questura ci fa sapere che le due tende non possono stare lì. Rappresentano una minaccia per il funzionamento della base militare americana. Ci chiedono di rimuoverle, ma non esiste. Questa è un'iniziativa per sostenere da Vicenza il viaggio della delegazione No Dal Molin che domani sarà ricevuta dalla commissione difesa del Congresso americano, un importante esperimento di diplomazia dal basso. I poliziotti tentano quindi di sradicare, ne nasce invece che un tiro alla fune, un tiro alla tenda, che viene distrutta, ma rimane saldamente nelle nostre mani. Alcuni funzionari in borghese tentano di RUBARE l'altra tenda, ma vengono fermati. Di conseguenza questi chiedono al reparto antisommossa di intervenire. Partono tafferugli, spintoni con gli scudi, si arretra un po', ma si resiste e soprattutto anche la seconda tenda rimane in mano nostra. Nel frattempo alcune persone del presidio si erano incatenate e due persone erano salite sugli alberi. Alla fine grazie alla determinazione dei manifestanti, la polizia è costretta ad arretrare: il diritto a rimanere sul prato della Ederle è stato conquistato e ora la tenda ancora intatta è rimasta montata sul prato della Ederle.
L'appuntamento per tutti è per domani alle ore 17 in Piazza dei Signori dove ci sarà un collegamento audio con Washington e una conferenza stampa congiunta che lancerà la manifestazione del 4 luglio, giorno dell'indipendenza dell'Altrocomune.
L'iniziativa "Una ronda non fa primavera" di questa sera purtroppo non
si fa, salta. Viene rinviata perchè oggi sono stati celebrati i
funerali delle vittime del terremoto in Abruzzo.
Un'esigenza in comune accordo con i gruppi hip hop che dovevano suonare
questa sera per fermarsi a riflettere su una tragedia che forse si
poteva evitare o comunque poteva essere di portata inferiore se ad
esempio le imprese edili invece di massimizzare il profitto pensassero
a costruire edifici sicuri magari senza utilizzare sabbia di mare per
fare il cemento.
L'Hip hop contest e l'iniziativa di stasera verrà recuperata
prossimamente. Vi comunichiamo intanto che VENERDI' 17 APRILE "Una
ronda non fa primavera" ritorna con il concerto dell'OSTERIA POPOLARE
BERICA ad orario di spritz. Maggiori dettagli nei prossimi giorni.
Ci scusiamo già con chi non siamo riusciti ad avvisare e questa sera verrà in Campo Marzo e non troverà niente.
Alcuni articoli di riflessione:
UN PAESE IN PERICOLO di Paolo Berdini dal Manifesto
CHI DECIDE SULLA RICOSTRUZIONE? di Perluigi Sullo da Carta.org
RICOSTRUIRE Sì, MA COME? NO ALLE COLLETTE INUTILI di Guido Viale dal sito del manifesto
"Lo sciopero in orario di lavoro è un comportamento fortemente diseducativo nei confronti dei bambini" Questa è la frase che l'ass. Donazzan ha detto alle maestre di Santorso ieri pomeriggio durante il Festival "Città impresa" a Schio. Ieri è stata una bella giornata di mobilitazione a difesa della scuola pubblica sia per i numeri e sia perchè seppur in momenti diversi ha visto mobilitarsi il mondo della scuola. La mattina un corteo di oltre 500 studenti (un centinaio da Vicenza) ha attraversato il centro aperto dallo striscione "La scuola non è un'impresa! Gelmini indesiderata!" Si è arrivati poi davanti al Lanificio Conte, palazzo dove si tenevano i vari convegni tra cui quello che nel pomeriggio dove ospitare Gelminator. Qui c'è stato un lancio di fiori verso il Lanificio a simboleggiare che quel luogo con l'esaltazione della scuola azienda, della legge Aprea, dell'inserimento degli industriali nella gestione scolastica, rappresenta la morte della scuola pubblica per tutti e di qualità. Oltre ai fiori è stato lanciato anche qualche uovo e un po' di ortaggi. La manifestazione si è chiusa nella vicina Piazza Falcone Borsellino con musica ed interventi. Nel pomeriggio si è tenuto un presidio sempre in piazza Falcone Borsellino per controllare che l'assenza della Gelmini fosse vera. Qui i protagonisti indiscussi sono stati i bambini con i loro giochi. Dalle quattro si sono radunati bambini, insegnanti, studenti delle superiori, genitori con volantinaggi, striscioni, palloncini, giochi. Nel frattempo alcuni insegnanti si sono intruffolati tra il pubblico del convegno a cui partecipava la Donazzan. Poca gente, quasi tutti addormentati a causa degli inteventi noiosi. L'obiettivo e la richiesta era quello di poter leggere un documento a difesa della scuola pubblica, scritto nei giorni precedenti collettivamente tra tutte le anime che avevano costruito questa giornata di mobilitazione. Ciò fatalità non è stato possibile per motivi di tempo. Le maestre hanno quindi raggiunto a fine convegno la Donazzan, la quale con la sua solita arroganza ha difeso la riforma con motivazioni deboli e sopratutto senza riscontri, limitandosi a sparare a zero contro le maestre sovversive e basta.
un po' di foto... la galleria completa la trovate su: http://www.globalproject.info/gal-19463.html
l'iniziativa del pomeriggio in Piazza Falcone Borsellino
Testo di Nicola Montagna*, tratto da globalproject
È probabilmente presto per capire se la giornata del 1
Aprile il G20 segna un nuovo inizio o sarà un episodio estemporaneo che
non avrà alcun seguito.
Indubbiamente, è stata di una giornata di
mobilitazione importante che ha saputo coniugare temi diversi, la crisi
finanziaria, il reddito, l’ambiente, la guerra, ed individuare nelle
istituzioni finanziarie uno dei principali se non il principale centro
di potere di questa nuova fase del capitale globale.
Il primo appuntamento per il Fools day, così è chiamato il primo giorno del mese d’aprile in Inghilterra, ribattezzato Financial Fools Day,
era fissato per le 11.00am. La partenza dei quattro cavalieri
dell’apocalisse era prevista da quattro punti diversi a ridosso della
City, il cuore finanziario di Londra. Il cavallo rosso della guerra si
sarebbe dovuto muovere da Moorgate; Il cavallo verde del caos climatico
ed ambientale si sarebbe dovuto muovere da Liverpool Street Station,
quello d’argento del caos e dei crimini finanziari da London Bridge, ed
infine, il cavallo nero contro la privatizzazione dei beni comuni e la
chiusura dei confini da Cannon Street.
Un altro corteo si è mosso
dall’ambasciata americana per raggiungere la centrale Trafalgar Square.
La polizia ha atteso che i quattro cortei, partecipati da diverse
migliaia di persone, raggiungessero il punto d’arrivo, la piazza
antistante la Banca d’Inghilterra, per chiudere le vie d’accesso ed
impedire ai manifestanti di uscire ed a chi era rimasto fuori di
entrare. In pochi minuti è stata costruita un’enorme prigione a cielo
aperto dove diverse migliaia di persone sono state incarcerate senza
capo d’accusa per alcune ore e private della loro libertà di movimento.
È così cominciato un lungo fronteggiamento, in diversi punti della piazza, tra dimostranti e poliziotti presenti in diverse migliaia (secondo fonti del ministero dell’interno c’erano più di 10.000 poliziotti incaricati di gestire l’ordine pubblico). Un punto di svolta si avuto quando i ‘quattro cavalieri dell’apocalisse’ si sono diretti verso una via laterale per cercare un varco e raggiungere il "climate change camp", distante poche centinaia di metri, ed i manifestanti hanno cominciato a premere contro i cordoni della polizia, guadagnando alcuni preziosi metri di territorio ed arrivando davanti alla sede della Royal Bank of Scotland, nei confronti della quale si è scagliata la rabbia dei manifestanti.
Dopo alcune ore, la polizia ha allentato la morsa
permettendo ad alcune migliaia di persone di lasciare la piazza,
raggiungere altri luoghi della protesta e disperdersi per le vie della
City, che nel frattempo aveva assunto un aspetto irreale. Molti negozi,
ristoranti, bar ed istituzioni finanziarie, generalmente frequentati
dagli impiegati della City erano chiusi mentre le strade erano occupate
da una variegata e colorata moltitudine che rivendicava la City,
spingendosi nel ventre della bestia: la banca d’Inghilterra”.
Nonostante molta gente se ne fosse andata la protesta è continuata per
tutto il pomeriggio e la sera. Verso sera il ‘climate change camp’,
circondato da due cordoni della polizia, si era trasformato in una
festa mentre la piazza della Bank of England era stata nuovamente
chiusa e si ripetevano le cariche della polizia e gli arresti di
dimostranti. Alle 11 di sera la tensione intorno alla City si manteneva
elevata. La strada del "climate camp" era ancora occupata e la polizia
impediva a chiunque di avvicinarsi ed entrare eseguendo anche diversi
arresti (circa 90, la maggioranza dei quali avvenuti in serata e
durante la notte). Nel frattempo sui media ufficiali è stata diffusa la
notizia del ritrovamento di una persona in fin di vita nelle vicinanze
della Banca d’Inghilterra, successivamente deceduta all’arrivo in
ospedale.
* Lecturer in criminology alla Middlesex University, Londra.
Un video sulla giornata del 1 aprile a Londra:
Dal 2 al 5 aprile si terrà a Schio il “Festival delle città impresa”.
Tra i vari incontri spicca il Convegno del 3 aprile “A scuola di
innovazione – Per un nuovo rapporto tra università e Piccola e Media
Impresa”.
E' un tema che riguarda fortemente la scuola.
Non a caso, oltre ad amministratori ed imprenditori sono invitati
rettori universitari, l'Assessore all'Istruzione della Provincia di
Vicenza Martini, l'Assessore regionale all'Istruzione Donazzan e,
dulcis in fundo, la Ministra Gelmini.
L'idea è creare una scuola-impresa, volta alla privatizzazione, e
soprattutto ridurre ancora gli investimenti per la scuola pubblica.
Eppure i dati del Ministero dell'Istruzione dicono che già la spesa per
la scuola nel nostro Paese è passata dal 4,0% del PIL negli anni '90
al 2,8% di oggi. L’ITALIA SPENDE PER L’ISTRUZIONE MENO DELLA MEDIA dei
Paesi OCSE (dati CENSIS): il 9,7 % della Spesa Pubblica contro il 13,3
media paesi OCSE.
Non basta: la cosiddetta “riforma- Gelmini” vuole attuare un taglio
senza precedenti. Aumenterà il numero degli alunni per classe, le
materie tecniche verranno ridotte, diminuiranno le ore di scuola: non è
certo così che si aumenta la qualità.
Vogliamo ribadire che la scuola non è un'azienda e la sua qualità non
si misura dai risparmi attuati ma dagli investimenti realizzati.
Non vediamo nessuna innovazione nel progetto Gelmini anzi vediamo un
preoccupante regredire della scuola pubblica a suon di tagli di fondi e
di personale.
In questi mesi tutto il mondo della scuola attraverso manifestazioni,
assemblee, scioperi, raccolta di moduli d'iscrizione della buona
scuola, concerti e lezioni all'aperto si sta mobilitando per difendere
la scuola pubblica come bene comune.
E’ per questo che, in occasione del Festival delle città-impresa,
saremo ancora una volta in piazza per cercare di tutelare un bene che
appartiene davvero alla società intera: un bene comune per tutti e per
ciascuno.
sabato 28 marzo dalle ore 16.00 organizzeremo un sit-in con materiale informativo
venerdì 3 aprile ci sarà una giornata di mobilitazione che si svolgerà in due tempi:
-- IL MATTINO UN CORTEO PROVINCIALE ATTRAVERSERA' LE VIE DEL CENTRO
PER RIBADIRE L'OPPOSIZIONE ALLA RIFORMA GELMINI E AL PROGETTO DI LEGGE
APREA
--IL POMERIGGIO avrà luogo UN SIT-IN DI GENITORI, STUDENTI, BAMBINI, INSEGNANTI CON MOMENTI DI INTRATTINEMENTO E DI INFORMAZIONE
Alla fine della giornata, vogliamo che una nostra delegazione consegni e legga ai partecipanti del convegno un nostro documento.
L'ONDA NON SI FERMA!!
Cittadini per la scuola pubblica.
di seguito la presentazione delle brigate sanitarie in Chiapas
Brigate Sanitarie a sostegno del Sistema Sanitario Autonomo Zapatista
Estate 2009
Le Brigate sono aperte alla partecipazione di personale medico, studenti ed operatori sanitari.
“…no es necesario conquistar el mundo, basta con hacerlo de nuevo…”
Brigate sanitarie
Attualmente le comunità zapatiste hanno allestito all’interno dei
Caracoles strutture autonome per la formazione e l’ assistenza
sanitaria, in particolare cliniche e consultori.
Le precarie condizioni di salute della popolazione indigena che il
governo messicano, attraverso la "guerra di bassa intensità", vorrebbe
mantenere, sono assunte come priorità all’interno del programma di
salute comunitaria affinché si possa rispondere alle necessità della
situazione attuale locale.
Per questo gli zapatisti hanno preso in carico il tema della salute
formando i loro promotori sanitari che mantengono vivo lo studio e la
conoscenza della medicina tradizionale maya confrontandosi con quella
ufficiale.
Attraverso la nostra presenza invitiamo chi lavora nel settore
sanitario o chi desidera approfondire il sistema sanitario autonomo a
costruire uno spazio di condivisione su questi temi con i promotori
zapatisti e a visitare le strutture addette a tale compito.
Siamo inoltre impegnati in una
RACCOLTA MEDICINALI E STRUMENTAZIONE DA CONSEGNARE AL SISTEMA DI SALUTE AUTONOMA
Già nell’estate 2008 abbiamo consegnato un gran numero di medicinali
alla Giunta di Buon Governo del Caracul de La Realidad e alla Clinica
del Caracol de La Garrucha; insieme ai medicinali abbiamo fornito anche
apparecchiature mediche per la cura delle malattie respiratorie che
colpiscono soprattutto i bambini e gli anziani. Contiamo di portare
ancora medicinali e apparecchiature che servano al funzionamento delle
microcliniche presenti nei villaggi e che garantiscono il presidio
sanitario di prima assistenza.
RICHIESTE PARTICOLARI DEL SISTEMA SANITARIO AUTONOMO ZONA SELVA
Attrezzature
elettrocardiografo portatile
attrezzatura portatile per anestesia e rianimazione
elettrocoagulatore
Farmaci siero antivipera nella formulazione che non richiede la
conservazione in frigorifero e che è quindi facilmente trasportabile
anche per lunghi periodi
“Donde habia muerte, empieza a haber vida” sub comandante insurgente Marcos
Per l’estate 2009 L’Associazione Ya Basta propone la formazione di Brigate in diversi periodi tra agosto e primi di settembre.
Le Brigate saranno articolate in Corsi di Formazione per i Promotori di Salute divisi in tre livelli.
Sostegno alle consulte mediche.
Visita e conoscenza delle Strutture della Sanità Autonoma Zapatista
Le Brigate sanitarie sono coordinate da:
Marco Giusti fisioterapista responsabile Associazione Ya Basta Moltitudia Roma
Roberto Marinello pediatra responsabile Associazione Ya Basta Nord Est
Per contatti
yabasta@sherwood.it
moltitudia_yabasta@yahoo.it
Informazioni presso tutte le sedi dell’Associazione Ya Basta






